Redditi online, indagato il direttore del fisco
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fonte:
- Libero
Fino al trenta aprile era sconosciuto ai più. Poi l`Agen zia delle Entrate ha messo in rete le dichiarazioni dei redditi del 2005 di tutti gli italiani e lui, il direttore Massimo Romano, è diventato un bersaglio da attaccare o un paladino da applaudire. Per l`ag giunto Franco Ionta e il sostituto Francesco Polino, Massimo Romano ha violato la legge sulla privacy. Per questo lo hanno indagato. In particolare, il direttore dell`Agenzia delle Entrate avrebbe violato l`articolo 17, che regola il trattamento di dati diversi da quelli sensibili, trattamento che presenta rischi per i diritti e le libertà tanto da richiedere misure e accorgimenti a garanzia dell`interessato, in questo caso i contribuenti. Il dirigente sarà interrogato nei prossimi giorni e dovrà spiegare per quale motivo ha autorizzato la pubblicazione dei redditi su internet. Prima ancora che la magistratura romana aprisse un fascicolo, era stato il garante della privacy, Francesco Pizzetti, a bloccare la diffusione dei dati. L`ex viceministro Vincenzo Visco aveva chiesto spiegazioni. La risposta del dirigente era arrivata a strettissimo giro, supportata anche da riferimenti normativi. In pratica, Massimo Romano sostiene che la pubblicazione dei redditi su internet non è una novità, che è prevista dalla legge e che la stessa autorità per la tutela della privacy ha in passato affermato che non vi è incompatibilità “tra la protezione dei dati personali e determinate forme di pubblicità di dati previste per finalità di interesse pubblico“. La scelta di diffondere gli elenchi era giustificata dalle norme sulla pubblicità delle dichiarazioni e Massimo Romano l`aveva spiegata sottolineando che l`informazione on line, senza mediazioni di terzi e curata dalla stessa amministrazione pubblica, era garanzia di trasparenza e affidabilità. Il cinque maggio sul tavolo del procuratore Ionta è arrivata la prima informativa della polizia postale. Nel carteggio c`è anche il documento che proverebbe come ad autorizzare la diffusione dei dati sia stato il direttore dell`Agenzia delle Entrate. Romano, nei prossimi giorni, dovrà ripetere ai magistrati le ragioni della sua scelta. L`indagine, oltre all`indivi duazione di un eventuale dolo nella pubblicazione, proseguirà sul fronte della “clona zione“ degli stessi elenchi, copiati tramite il “file sharing“, dall`originale messo in rete dall`Agenzia delle Entrate. Le dichiarazioni dei redditi, infatti, come tutti i documenti che finiscono su internet, hanno lasciato una traccia della loro presenza quindi, chi vuole e sa farlo, può recuperarle in qualsiasi momento. I magistrati vogliono capire anche per quale motivo gli elenchi sono stati pubblicati on line il trenta aprile mentre sarebbero stati disponibili per legge già all`inizio del mese di marzo. Si dovrà accertare se questo lasso di tempo – in cui c`è stata la campagna elettorale e poi il voto – sia stato in qualche modo viziato da dolo. Infine, la procura romana dovrà accertare se c`è stato un input politico sul direttore Massimo Romano giunto da parte dell`ex viceministro Vincenzo Visco che ha escluso ogni sua responsabilità e che per ora non è coinvolto nell`indagine. Ieri alla Procura di Roma è arrivata anche la denuncia del Codacons che chiede un risarcimento di venti miliardi di euro per il danno subìto dai contribuenti dopo la pubblicazione delle loro dichiarazioni in rete.
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