7 Maggio 2008

Il Garante striglia il Fisco “Via i redditi dal web: è illegittimo“

Il Garante striglia il Fisco “Via i redditi dal web: è illegittimo“
Le Entrate: ci adeguiamo, ma pubblicarli è utile contro l`evasione



ROMA UN ATTO “illegittimo“. L`Agenzia delle Entrate non è riuscita a convincere il Garante della privacy, che ieri ha bocciato su tutta la linea la decisione di mettere on line i redditi 2005 dei 38 milioni di contribuenti italiani perché “contrasta con la normativa in materia“. L`Authority guidata da Pizzetti ha poi specificato che è “illecita“ anche l`ulteriore diffusione delle dichiarazioni dei redditi. E tanto per far capire che chi non rispetterà le disposizioni rischia di essere perseguito anche penalmente, ha deciso di far pubblicare il provvedimento sulla Gazzetta ufficiale. In serata la risposta dell`Agenzia, braccio operativo del fisco, che ovviamente si “adegua“ alla decisione del Garante, ma ci tiene anche a ricordare che “restano impregiudicate le altre forme di legittimo accesso“ agli elenchi consultabili da chiunque presso i Comuni interessati, ma anche “presso gli uffici dell`Agenzia competenti territorialmente“ ai fini di un loro “leggittimo utilizzo, anche per finalità giornalistiche“. E poi rincara la dose spiegando le motivazioni della pubblicazione on line delle dichiarazioni dei redditi: “Costituisce ? sostiene l`Agenzia ? uno stimolo ulteriore per il contribuente ad attenersi spontaneamente al rispetto degli obblighi fiscali, assolvendo a una finalità dissuasiva in ordine a possibili condotte evasive“. IL PRONUNCIAMENTO del Garante è stato subito acquisito dalla Procura di Roma che sabato ha avviato un`indagine, seguita a ruota dalla Procura di Catania. Il sostituto procuratore Ionta e il pm Polino dovranno stabilire se la pubblicazione sul web dei redditi costituisca reato. In tal caso si procederà con le iscrizioni nel registro degli indagati. Ed il primo nome non potrà che essere quello di Massimo Romano, direttore dell`Agenzia delle Entrate, che ha materialmente firmato l`autorizzazione per la diffusione dei dati via Internet. Il vice ministro Visco si è invece intestato la responsabilità politica dell`operazione. La decisione del Garante è stata accolta con favore dal Codacons, che ha messo a disposizione dei cittadini i moduli per fare richiesta di risarcimento (da 500 a 1000 euro) per violazione della legge sulla privacy e che ora annuncia “nuove iniziative davanti alla magistratura“. Sul piede di guerra ci sono poi l`Adoc, pronta a denunciare alla polizia postale i siti che continueranno a trasmettere i dati, e i tributaristi, intenzionati a recuperare le somme sborsate dai vari studi professionali per proteggere i dati dei contribuenti. L`idea di rivalersi sulla Stato non piace invece a Federconsumatori e Adusbef ed esplicitamento critico con il Garante è il Movimento in difesa del cittadino, che spiega: “La pubblicità dei dati fiscali, come quella degli affittuari delle case degli enti pubblici o i titolari di pensioni d`oro, permette un controllo importante nel rapporto tra cittadini e Stato“. Tesi analoga a quella sostenuta, prima della decisione del Garante, dal leader dell`Idv Antonio Di Pietro: “Chi guadagna onestamente non ha nulla da temere, nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi“. E il sottosegretario uscente all`Economia Mario Lettieri (Pd) fa notare: “E` strano che tutti predichino la trasparenza e che al dunque tutti strillino invocando finanche l`intervento del giudice“. IN EFFETTI è stato proprio su queste argomentazione che ha battuto l`Agenzia delle Entrate nelle controdeduzione inviate lunedì al Garante: la diffusione “costituisce un elemento di garanzia, trasparenza e affidabilità dell`informazione“. Ma Pizzetti e il resto del collegio dell`Authority la pensano diversamente e hanno decretato lo stop definitivo alla diffusione.

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