Il carotavola galoppa. Euro ai massimi
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fonte:
- Il Giorno
NUOVI RECORD per l`euro (ieri ha chiuso a 1,5922 sul dollaro dopo aver conquistato il nuovo massimo a 1,5984), per il petrolio (dopo aver toccato quota 115,52, ha chiuso a 114,78 dollari al barile) e, di conseguenza per la benzina, arrivata a 1,402 euro al litro, e il gasolio, salito al top di 1,389 euro. A questi rincari vanno poi aggiunti quelli dei prodotti alimentari che, ha denunciato l`Adoc, nell`ultima settimana hanno visto salire i prezzi della frutta dell`11,6%, verdura, (5,5%) pesce (26,2%). A livelli record le clementine (+25,6%) carote (+23,8%) e merluzzo (+25,6%). Il riso, ha rilevato il Codacons, dal 2001 ad oggi ha fatto un volo dell`80%. SI CAPISCE allora perché, nel suo ultimo bollettino, la Banca centrale europea abbia voluto mettere a fuoco il pericolo di un`impennata del costo della vita. “Le informazioni più recenti ? ha scritto l`istituto di Francoforte ? confermano l`esistenza di forti pressioni al rialzo sull`inflazione nel breve periodo. Ma anche le prospettive nel medio periodo restano chiaramente soggette a rischi di rialzo“. Rischi che nascono dalla possibilità di ulteriori rincari anche per i prezzi amministrati e le imposte indirette “in aggiunta a quelli previsti finora“. Il pericolo maggiore la banca centrale lo individua però nell`eventualità che nei settori a bassa concorrenza gli aumenti siano più robusti delle attese e che una crescita dei salari non ancorata all`inflazione (l`indicizzazione è assolutamente da evitare, ammonisce la Bce) inneschi una pericolosissima spirale salari-prezzi che avrebbe ricadute negative sull`occupazione e la competitività. Prospettiva, questa, che con un`inflazione ai massimi da 16 anni a questa parte e una crescita che, afferma il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, proseguirà ancora ma in un quadro di grande incertezza e a ritmi più ridotti rispetto a quelli dl 2007, spinge la banca centrale ad invitare alla moderazione salariale. Altrettanto forte è la sollecitazione ai Paesi che, pur avendo fatto dei passi avanti hanno i conti pubblici non ancora in ordine, a proseguire nell`opera di risanamento. Se così non fosse, nella determinazione del rapporto tra Pil (prodotto interno lordo) e deficit pubblico, la minor crescita del primo porterebbe a un peggiortamento del rapporto. TRA I PAESI coinvolti figura anche il nostro che, pur avendo ridotto quel dato all`1,9%, ha ancora un debito (è pari al 104% del Pil) talmente grosso che ogni oscillazione verso l`alto dei tassi di interesse si traduce in un forte aggravio delle spese. E poichè ancora ieri Trichet ha ribadito che il rischio inflazione gli impedisce di abbassare i tassi, il monito lanciato da Francoforte appare quanto mai fondato. Ecco il motivo del pressante invito a una politica economica più che prudente.
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