Sanità lumaca, 225 giorni per una tac
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fonte:
- la Repubblica
La denuncia del Codacons: anche un anno di attesa per le analisi
Di Ascenzo: “Una legge regionale prevede i limiti per esami e visite, ma non è rispettata“
Alla Asl di Latina ci vogliono 470 giorni per un ecodoppler degli arti superiori o inferiori, 449 se lo stesso esame è per i tronchi sovraortici, 273 per un`ecografia dell`addome. L`ecodoppler è un problema anche alla Asl G – Tivoli e dintorni – visto che per farne una agli arti bisogna attendere 432 giorni, o 421 se l`esame è ai tronchi sovraortici, senza dimenticare i 128 per una visita ortopedica. Va meglio alla Asl F: a Civitavecchia, infatti, servono 200 giorni per una mammografia, 153 per una visita cardiologica. A Ostia, Asl D, occorrono 278 giorni per un`ecografia del capo e del collo, all`Eur (Asl C) 237 per un elettrocardiogramma dinamico, 225 per una Tac della colonna vertebrale. A denunciare le attese interminabili nella sanità laziale è il Codacons: “Abbiamo preso come riferimento – spiega Gianluca Di Ascenzo, vicepresidente dell`Associazione dei consumatori – i dati di febbraio del Portale sanitario regionale, chiamando le singole Asl e chiedendo di sostenere esami e di prenotare visita. E abbiamo scoperto che i numeri forniti dalla stessa Regione sono tragicamente veri“. La legge 431 del 2006 fissa i tetti massimi di attesa: 30 giorni per le visite specialistiche e 60 per la diagnostica strumentale, e da qui la proposta del Codacons: “I cittadini laziali – dice Di Ascenzo – hanno diritto al rimborso delle visite private in caso di attese superiori ai tempi previsti dalla legge regionale, perché tanti, decisamente troppi, ricorrono alla medicina privata quando si sentono dire che all`Eur, alla Asl C, servono 252 giorni di attesa per un`ecografia all`addome“. Ma la sanità regionale versa in cattive acque: “è vero, ma in un momento – dice Di Ascenzo – in cui le famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, le attese interminabili costringono a rivolgersi alle società finanziarie per chiedere dei prestiti. Assistiamo quindi all`indebitamento per cifre non indifferenti delle famiglie per garantirsi un diritto fondamentale della salute, ed essendo costrette a ricorrere alla sanità privata perché quella pubblica propone tempi di attesa insostenibili. E l`indebitamento dei nuclei familiari per sostenere le spese mediche è un fenomeno che ci preoccupa e che, anche secondo altre fonti come il Censis, è in crescita vertiginosa“. Eppure c`è il Recup, il centro unico regionale per le prenotazioni, che dovrebbe ridurre sensibilmente i tempi di attesa: “Non possiamo considerare accettabile – prosegue Di Ascenzo – che i pazienti siano costretti a spostarsi da una città all`altra, sostenendone i relativi costi, per superare la barriera dei mesi, e in alcuni casi, degli anni di attesa per una visita specialistica o per un esame“. Non soltanto: “Vi sono poi alcune strutture importanti, come l`ospedale oftalmico di Roma, a piazzale degli Eroi, che non offre le proprie prestazioni tramite il Recup, e quindi, quando, a fine febbraio, una nostra incaricata ha telefonate per una visita oculistica, si è sentita rispondere – conclude Di Ascenzo – che il primo giorno utile era l`8 agosto 2008“.
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