4 Aprile 2008

Fronteggiare le ricadute del caro-greggio anche su trasporti e alimentari

Fronteggiare le ricadute del caro-greggio anche su trasporti e alimentari
Quest`anno la bolletta dell`azienda Italia “lieviterà“ di sei miliardi

Il caro-greggio ci sta presentando un conto salatissimo. Con il barile arrivato ben oltre 100 dollari (e tornato ieri a salire a 105,68) la nostra bolletta petrolifera rischia quest`anno di toccare i livelli più alti mai raggiunti. Qualcosa come 30 miliardi di euro e forse addirittura 32 secondo i calcoli dell`Unione petrolifera. Livelli super che ci riportano ai tempi dell`Austerity e dei grandi shock petroliferi degli anni `70-80. “Le previsioni ha spiegato ieri il presidente dell`Up, Pasquale De Vita indicano che la bolletta petrolifera possa salire quest`anno tra i 30 e i 32 miliardi“. Per importare il petrolio di cui il nostro paese ha bisogno per coprire il proprio fabbisogno energetico (all`estero compriamo oltre l`86% dell`energia che consumiamo) dovremmo quindi spendere nel 2008 fino a 6 miliardi in più rispetto agli oltre 26 del 2007. La bolletta aumenterà, ha aggiunto De Vita “perchè siamo da parecchio con un petrolio sopra i 100 dollari al barile“. E il conto sarebbe potuto essere ancora più salato senza lo scudo del supereuro che già l`anno scorso ci ha fatto risparmiare 2 miliardi. Oltre all`impatto immediato della bolletta petrolifera sui conti del sistema Italia dobbiamo fronteggiare anche le ricadute del caro-greggio non solo su benzina, gasolio, luce e gas ma anche per l`incidenza del caro-trasporti. Dietro i rincari di alimentari e altri beni, però, secondo De Vita si nasconde qualche speculazione di troppo. I prezzi dei nostri carburanti “sono in linea con l`Ue ma sono utilizzati per giustificare rincari che non c`entrano niente. Qualcuno per esempio autorizza con gli aumenti dei carburanti anche quelli delle zucchine che registrano però incrementi molto più alti di quanto incide il gasolio sul trasporto“. Il primo effetto del caro-petrolio però l`abbiamo subito facendo il pieno. Ma sapendo scegliere, secondo i benzinai della Figisc Confcommercio, tra sconti, concorrenza e self service, il costo può scendere anche di 150 euro l`anno. “Sulla strada non c`è un cartello produttivo ma concorrenza“, spiega il presidente della Figisc Luca Squeri. Secondo il libro bianco presentato ieri dai benzinai oltre il 50% dei gestori applica prezzi inferiori ai listini nominali e si può andare da un minimo di 3,7 fino a 15 cent al litro sulla stessa piazza. Il che significa abbassare il costo di un pieno da 1,5 fino a 6 euro e calcolando un consumo di 1.000 litri all`anno ottenere un risparmio da un minimo di 37 euro a Padova e Napoli a un massimo di 152 a Roma. Alle cifre fornite dalla Figisc non credono però i consumatori. “Se davvero la concorrenza esiste allora i benzinai non avranno alcun problema a pubblicare l`elenco dei distributori più convenienti“ è la provocatoria proposta di Carlo Rienzi del Codacons. Risparmi veri (5-6 cent a litro e non 1-2 pari a solo 12-24 euro all`anno) secondo Trefiletti di Federconsumatori si possono ottenere solo facendo ricorso alle “pompe bianche“, i distributori senza marchio, peccato però che siano solo il 5% della rete. La realtà è che “bisogna allargare alla grande distribuzione e liberalizzare totalmente il settore“. Intanto non vi sarà un meeting formale nè alcun incontro di carattere informale dell`Opec in occasione dell`International Energy Forum che si celebrerà a Roma, dal 20 al 22 aprile, e che vedrà la partecipazione di rappresentanti e ministri di una novantina di paesi. Lo affermano fonti saudite, ribadendo allo stesso tempo che “il mercato è ben rifornito e le scorte stanno cominciando ad aumentare“.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this