I dati Istat: in un anno la pasta va su del 17%, il pane del 13,2%, il gasolio del 20,2%
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fonte:
- La Stampa
ROMA Nel mese di marzo +0,5% sui prezzi al consumo, +3,3% in un anno: in Italia l`inflazione non era stata mai così alta da 12 anni. Però la media europea è peggio, +3,5%, ed è pure un record, non era mai stata così alta da quando esiste l`euro. In tutto il mondo il rincaro del petrolio e delle materie prime alimentari spinge i prezzi al rialzo: se nelle ultime settimane il grano è un po` disceso, è invece il riso ora alle stelle. E` un fenomeno planetario, che potrebbe segnare, insieme alla crisi della finanza, la fine di una fase della globalizzazione. In questi giorni l`Indonesia protesta contro il rincaro dell`olio di palma; in diversi Paesi dell`Africa occidentale, ieri la Costa d`Avorio, si susseguono violente manifestazioni contro il carovita. In alcune aree i poveri soffrono perché altrove gli ex poveri hanno cominciato a mangiare di più: ogni cinese oggi mangia il doppio di carne rispetto a vent`anni fa. Nei Paesi ricchi, i rincari colpiscono di più i meno ricchi. In Italia, dicono i dati Istat di ieri, in un anno la pasta è salita di prezzo del 17%, il pane del 13,2%, il latte del 10,5%, la carne del 4%; e naturalmente il gasolio del 20,2%, la benzina del 13,2%. A fianco, ci sono capitoli di spesa che non aumentano: solo +1,6% in un anno l`abbigliamento, +0,7% le spese per l`istruzione, ferme le spese per la salute; le tariffe del telefono continuano a calare, -8,4% in un anno le spese per comunicazioni. Mentre tutti si lamentano, e le associazioni dei consumatori giocano al rialzo nel calcolare i maggiori costi per la famiglia media (1000 euro all`anno per l`Adoc e per Altroconsumo, 1200-1300 secondo il Codacons, 1700 secondo l`Adusbef) la Confindustria ha scelto di andare controcorrente. Una breve nota del Centro studi porta il titolo-choc “l`inflazione non c`è“. Ovviamente gli economisti confindustriali non negano che i prezzi aumentino: insistono però che si tratta di un fenomeno mondiale confinato a “due specifici settori, anche se molto importanti per le loro ricadute sul benessere dei cittadini: l`alimentare e l`energetico“. Il ragionamento della Confindustria è simile a quello che la Banca centrale europea ripete da qualche mese: i rincari internazionali delle materie prime impoveriscono tutto il Paese, dunque è illusorio pensare che esistano provvedimenti tali da esentarne larghe fasce di cittadini; casomai si tratta di stabilire aiuti mirati per i più poveri. Anche la Commissione europea, ieri, ha sconsigliato aumenti salariali, perché causerebbero soltanto nuove spinte al rialzo dei prezzi. In Spagna l`inflazione è al 4,6% annuo, e già si traduce in un calo degli acquisti. Però tra gli italiani è diffuso il sospetto che dei rincari internazionali qualcuno a casa nostra approfitti. Il garante per il prezzi (“Mr. Prezzi“), Antonio Lirosi, vede “uno scenario grave e preoccupante“ e assicura che sta facendo del suo meglio per contrastare “fenomeni speculativi individuali“, sui quali anche la Guardia di Finanza indaga. C`è stato, dice Lirosi, un impegno dei panificatori a ridurre i prezzi, che però “serve più a favorire il consumo di pane e ad alleviare la situazione, che non a ridurre l`inflazione“; per la carne di pollo si è ottenuto un ribasso. Nella media, cerca di tranquillizzare il ministro per le Risorse agricole Paolo De Castro, “i rincari alimentari al consumo continuano ad essere più contenuti rispetto agli altri Paesi comunitari“ e durante l`estate i prezzi dovrebbero stabilizzarsi. Secondo Lirosi sarebbero utili altre liberalizzazioni. L`Istat ha anche comunicato i dati sui prezzi alla produzione dei prodotti industriali: in un anno +5,7%, al netto dell`energia +3,4%.
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