Pasqua e Pasquetta Boom nei ristoranti
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fonte:
- Brescia Oggi
I bresciani sono in controtendenza. Quest`anno sceglieranno il pranzo fuori, anzichè la “classica“ tavolata tra le mura domestiche Pasqua e Pasquetta “Boom“ nei ristoranti di Mimmo Varone La crisi c`è, ma a Pasqua vale per il resto d`Italia, non a Brescia. I ristoratori nostrani hanno già il capretto in forno e finalmente sorridono in attesa dei clienti. Le prenotazioni per domani sono salite del 30 per cento rispetto all`anno scorso, e il presidente Arthob (Associazione ristoranti trattorie hosterie bresciane) Beppe Rocca dice che “finalmente qualcosa si muove“. LA MAGGIOR PARTE dei bresciani, va da sé, resterà fedele al pranzo nelle mura domestiche. E fa i conti con i rincari di agnello, uova e colombe. Per evitare che i dolci pasquali diventino troppo “salati“ le associazioni dei consumatori invitano persino a moderare le quantità per evitare sprechi. E tra i commercianti si lamentano riduzioni di consumi. Ma la vera novità è la corsa al ristorante. La Pasqua di marzo non porta turisti, ma fa niente. A sedersi alle tavole imbandite dei ristoratori sono i bresciani, soprattutto famiglie, che danno un calcio alle preoccupazioni e festeggiano come si deve. Insomma, è risveglio. E dovuto non tanto alla primavera, quanto forse all`imperativo di fare i conti ogni giorno con il pieno dell`auto, con la spesa e tutto il resto. Per una volta “licet insavire“, è lecito impazzire. Non era stato così l`anno scorso, nonostante la stagione più avanzata. Ma dopo un anno intero a farsi i conti in tasca, la voglia di concedersi una giornata di relax con la famiglia o gli amici viene proprio. Che sia così o altrimenti, molti ristoratori della città e del Lago, della Bassa e delle valli, registrano il tutto esaurito. “Se l`anno scorso si puntava di più sugli agriturismo – constata Rocca -, quest`anno si riscopre il ristorante“. Si spenderà di più, tuttavia il presidente Arthob assicura che i prezzi non sono aumentati. Quasi tutti i locali offrono il menu “tutto compreso“, e puntano sulla tradizione. I prezzi partono da 40 euro e arrivano a 50 passando per i 45, e comprendono antipasti, primi, capretto e cosciotto di vitello, tre o quattro contorni, colomba, frutta Intanto i ristoratori nazionali si aspettano una Pasqua “tiepida“, e neanche riescono ad immaginare i picchi bresciani. Nel resto della Penisola tra Pasqua e Pasquetta si prevedono 5 milioni e 300 mila clienti, con un calo dell`uno per cento rispetto a un anno fa. Tuttavia il più 4.8 per cento di residenti riesce quasi ad assorbire la perdita di 3.2 punti percentuali accusata dai turisti. In ogni caso, i ristoratori del Belpaese incasseranno ben 244,6 milioni di euro, pari all`1.2 per cento in più rispetto al 2007, grazie al ritocco dei prezzi che a Brescia – giura il presidente Arthob – non c`è. Naturalmente la situazione è a pelle di leopardo. Secondo la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), il giorno di Pasqua saranno in attività nove ristoranti su dieci, vale a dire quasi 53 mila. Il 48 per cento dichiara di aspettarsi un risultato in linea con l`anno scorso, il 20 per cento prevede di meglio, e il resto mette in conto esiti negativi. A Pasquetta i ristoranti aperti saranno 44 mila, e incasseranno poco meno di 102 milioni di euro. Tempo permettendo, molti si dirotteranno sul tradizionale picnic, e anche a Brescia sarà così. “Per Pasquetta i bresciani preferiscono uova, salamine e radicchi – dice Rocca – e di certo avremo meno affluenza“. Ma è consuetudine, e a contare è quel 30 per cento in più della festa. NON TUTTI, PERÒ, andranno a pranzo fuori, e in questi giorni anche i negozi hanno avuto da fare. Secondo i dati della Camera di commercio di Milano, a Brescia sono attive 408 macellerie (16.6 per cento delle lombarde). Stavolta vendono capretto e agnello in ugual misura. Le vendite sono in linea con l`anno scorso per la metà dei macellai e in diminuzione per il 35 per cento. Il resto, invece, dichiara aumenti del venduto. Il prezzo dell`agnello parte da 10 euro al chilo, da 14 il capretto. Incidono la provenienza dell`animale (molti agnelli vengono dalla Spagna e molti capretti dalla Francia) e l`età. Un agnello da latte costa anche 14 euro al chilo, e 16 un capretto. Ma chi è stato previdente, e l`ha ordinato la settimana scorsa al macellaio di fiducia, ha spuntato prezzi migliori. Le panetterie-pasticcerie bresciane sono 128. Pare abbiano venduto più colombe e meno uova di cioccolata, secondo una tendenza diffusa. Il prezzo medio di una colomba artigianale si aggira sui 22 euro al chilo, quello delle uova con sorpresa personalizzata (anche su indicazione del cliente) supera i 60 euro. E le associazioni dei consumatori denunciano nuovi “salassi“. Secondo l`Unione nazionale consumatori per una tavolata di circa 8 persone si arriverà a sborsare in media 162 euro. Per Codacons, invece, ogni famiglia spenderà per il pranzo di Pasqua 175 euro, 15 in più rispetto a un anno fa. A gravare sulle tasche degli italiani saranno proprio i prodotti tipici di questo periodo, a partire dalle uova di cioccolato, che per l`Unione consumatori sono aumentate del 38.46 per cento rispetto al 2001. E nello stesso periodo aumenti simili l`associazione denuncia pure per agnello (+33.33 per cento), colombe (+33 per cento), spumanti e pasta fresca (dal 30 al 40 per cento). Anche a starsene a casa, non è che si risparmi molto.
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