Prezzo del pane, la tregua durerà trenta giorni
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fonte:
- Il Gazzettino
Sulla “querelle“ che oppone fornai e consumatori interviene il Garante. E Federpanificatori accetta una sorta di accordo fino al 15 aprile Prezzo del pane, la tregua durerà trenta giorni L`invenduto della giornata sarà proposto seguendo le modalità dei saldi. Un cartellino indicherà la percentuale dello sconto Dopo la “guerra“, arriva la tregua. E fino al 15 aprile il pane potrebbe costare un po` meno. Non solo, i panificatori potranno introdurre promozioni generali nelle ultime ore della giornata, nelle quali accumulano le rimanenze. Il prodotto venduto a meno prezzo seguirà le stesse modalità dei saldi di fine stagione: dovrà cioè riportare il prezzo scontato, quello vecchio sbarrato in rosso e ben visibile, e indicare la percentuale dello sconto. Tutto ciò grazie all`intervento del Garante dei prezzi che l`altro ieri è riuscito ad impegnare Federpanificatori, costola dell`Ascom, a contenere i rialzi. L`adesione naturalmente è volontaria. Ma più che una capitolazione, quella dei panificatori sembra una prova di buon senso. In buona parte obbligata, visto che il continuo aumento dei prezzi ha prodotto una diminuzione delle vendite che a Padova in un solo anno ha sfiorato il 10 per ceto.Nell`incontro le parti hanno inoltre parlato dei rincari della farina che peraltro – ricorda il Codacons, che ha ingaggiato una dura battaglia – nella filiera incide per il 15-18\%, e dell`energia che pesa invece per il 7,5\%.L`associazione dei consumatori, insieme ad Adusbeff, è quindi ben decisa a difendere l`accordo firmato a Padova con il Consorzio panificatori riuniti che consentirà di vendere pane a prezzi ridotti. E ricorda che “alla luce di quanto emerso dal tavolo delle trattative del Garante, si può intervenire sulla filiera per diminuire i prezzi, diversamente da quanto affermato ai quattro venti in modo offensivo e diffamatorio“.Ma come la pensa la controparte? “C`è stata molta demagogia – dice Luca Vecchiato, presidente regionale di Federpanificatori – Va sottolineato che non siamo più nel “soviet“ e che si lavora in regime di libero mercato. Siamo pronti a stringere i denti e a cercare delle soluzioni. Tenendo però conto che nel nostro lavoro i costi delle materie prime e quelli del personale sono incomprimibili. Ricordo infine che di fronte a una situazione del genere ci sono aziende che rischiano di chiudere. In ogni caso è giusto che la categoria cerchi di ridurre alcuni costi“.Ma non di solo pane però si alimenta la quotidiana polemica sui prezzi. Nel mirino delle associazioni dei consumatori e di alcune degli agricoltori, c`è anche tutto il piccolo commercio alimentare (macellai, fruttivendoli, “casoini“) che ora si appresta ad affrontare la settimana di Pasqua con la spada di Damocle dei possibili “boatos“ attorno a veri o presunti aumenti.“Un concetto dev`essere chiaro – spiega Fernando Zilio, presidente dell`Ascom – non c`è negoziante che aumenti i prezzi se ciò non è ampliamente giustificato. Il rischio è che il consumatore si rivolga altrove e a nessuno piace perdere la clientela. Inoltre, la Cgia di Mestre ha documentato come mentre i costi alla produzione nel comparto alimentare hanno subito un rialzo dell`8,2 per cento, al dettaglio la cifra non ha superato il 3,9 per cento con un “assorbimento“ da parte della categoria di qualcosa come oltre 4 punti percentuali“. L`Ascom vuole insomma vederci chiaro ed ha così convocato una riunione del comparto alimentare per il 26 marzo.
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