Bagarre sul costo del pane
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fonte:
- Il Mattino di Padova
Il pane, in bottega, a "soli" 2
euro e 70 centesimi. Così è stato annunciato l’altro giorno in una
conferenza-stampa, organizzata in pompa magna, dopo l’accordo raggiunto tra
le due associazioni dei consumatori Adusbef e Codacons ed il Consorzio dei
Panificatori, guidato dal dissidente dell’Ascom, Gino Federico Sabbadin.
Magari fosse vero in questi tempi sempre più magri anche per le tasche dei
padovani, costretti a sborsare per un chilo di pane, quasi sempre, 4 euro. A
sole 24 ore di distanza dalla notizia annunciata da Sabbadin, storico
fornaio con panificio in Villa del Conte, sia il presidente regionale dei
panificatori, aderenti all’Ascom, Luca Vecchiato, che quasi tutti i
panettieri della città e della provincia (circa 350) hanno sconfessato la
scelta del Consorzio dei Panificatori che, al momento, comprende solo 16
associati. A Padova il prezzo del pane, quasi ovunque, resterà uguale a
quello di oggi. Sia a Pasqua che dopo il giorno della resurrezione di Gesù
Cristo. A tale riguardo sia Vecchiato che il vice-presidente dell’Ascom,
Patrizio Bertin, commerciante di pane con il marchio Carlotta, non hanno
peli sulla lingua. "Quella di Sabbadin, che non fa più parte dell’Ascom da
vari mesi, è stata soltanto una brutta manovra di propaganda politica per
cercare di accaparrarsi una sedia nell’imminente rinnovo del consiglio della
Camera di Commercio – sottolinea Luca Vecchiato -. Come facciamo a ribassare
il prezzo del pane quando la farina è aumentata del 112%? Come facciamo a
venderlo allo stesso prezzo di due anni fa quando oggi un chilo di farina ci
costa da 0,55 a 0,70 euro al chilo? Sabbadin ha messo in atto soltanto una
sceneggiata di natura politica, avvallata, ahimè, da due associazioni di
consumatori minoritarie, che ha il sapore di una barzelletta. Solo nella
mattinata di ieri mi hanno telefonato circa 50 panificatori, che si
sentivano offesi dal compartimento di Sabbadin, che, in pratica ci ha
definiti tutti ladri perchè faremmo pagare il pane troppo caro". Bertin è
indignato: "Magari potessimo vendere il pane di qualità a 2,70 euro – dice
il vicepresidente dell’Ascom -. Non è cresciuto solo il prezzo della farina,
ma sono aumentati a ritmo esponenziale anche tutti i costi generali per
produrre il pane e venderlo nelle rispettive botteghe". L’accordo sul prezzo
calmierato del pane non è piaciuto neanche alle due associazioni dei
consumatori cittadine, ossia né all’Adiconsum Cisl, guidata da Roberto Nardo
e né alla Federconsumatori-Cgil, coordinata da Mara Bedin. "Premesso che
anche noi stiamo conducendo una serie di battaglie contro l’aumento dei
prezzi dei generi alimentari, non mi pare che Adusbef e Codacons possano
rappresentare tutti i consumatori padovani su un argomento così importante",
sostiene Nardo. Ma il fornaio di Villa del Conte passa subito al
contrattacco. "E’ vero che la mia associazione attuale, dopo che ho lasciato
l’Ascom, al momento, conta meno di venti iscritti- sottolinea Sabbadin-. Con
la mia scelta, però, di abbassare il prezzo del pane, naturalmente laddove è
possibile perché ognuno è libero di venderlo al prezzo che vuole, ho voluto
dare ugualmente un segnale di solidarietà nei confronti delle famiglie che
non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Ed è stata anche una scelta
promozionale per attirare la clientela a tornare a comprare il pane in
panificio e non nei supermercati, dove c’è un prodotto industriale".
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