3 Marzo 2008

Inflazione sul 2,9% ma alimentari al 5%

I rincari colpiscono anche in Francia e penalizzano i piccoli negozi
Inflazione sul 2,9% ma alimentari al 5%

Inflazione ancora sui massimi a febbraio. I prezzi sono aumentati del 2,9% su base annua, lo stesso livello di gennaio, mese in cui si era toccato il record dal 2001. Ma a pesare sono stati ancora una volta i rincari più accentuati nel comparto degli alimentari, settore in cui il carovita ha raggiunto livelli di emergenza. Rispetto a febbraio dello scorso anno, i prezzi dei prodotti alimentari sono infatti cresciuti del 5%, il massimo dal 1996. Se vale il detto “mal comune mezzo gaudio“, anche in Francia il primo ministro Francois Fillon ha ammesso che i prezzi aumentano oltralpe “in modo eccessivo senza che la fiammata dei prezzi delle materie prime lo giustifichi“, assicurando però che intende porvi rimedio “mettendo più concorrenza a profitto del potere d`acquisto“. Perché se italiani e francesi si ritrovano meno soldi in tasca, rivedono al ribasso le loro capacità di spesa, scegliendo i punti vendita più convenienti. Sono soprattutto i piccoli negozi a pagare lo scotto maggiore del calo dei consumi. Ancora positivi, ma in rallentamento, i dati delle vendite per Ipermercati, supermercati e grandi magazzini (+3,3%). Tornando a spulciare tra i dati diffusi dall`Istat, nel complesso in un mese i prezzi sono aumentati dello 0,3%. L`impennata del prezzo del grano a livello internazionale ha portato aumenti a due cifre per il pane (+12,5%) e per la pasta (+14,4%). Ma meglio non è andata anche al latte, con un rialzo del 10%. Inferiore ma decisamente sostenuto l`incremento del prezzo della carne (+3,7%), anche se una prima inversione di tendenza si è cominciata a vedere per il pollame. Rispetto a gennaio, i prezzi del settore, su cui più forte è stato il pressing di Mr Prezzi e del ministero delle Politiche agricole, sono diminuiti dello 0,5%. E a rallentare è stato anche il ritmo di crescita annuale, passato dal +6,7% di gennaio al +5,7% di questo mese. La corsa non si è fermata neanche per i carburanti, con la benzina aumentata del 13% e il gasolio del 17%, nonostante nelle rilevazioni (effettuate il primo e il 15 del mese) non siano rientrati i record degli ultimissimi giorni. La spinta è arrivata anche dai trasporti (+5,5%), con l`incremento in particolare dei trasporti aerei (+8%), di quelli stradali e di quelli marittimi (+5,6% per entrambi). A contenere i rialzi sono stati invece essenzialmente i medicinali e le comunicazioni, che hanno confermato la flessione in atto ormai da mesi per entrambi i settori. I dati hanno prodotto pessimismo tra consumatori e allertato immediatamente i sindacati che chiedono interventi pubblici per sostenere il potere d`acquisto delle famiglie. Guardando in particolare agli alimentari, il Codacons parla di rincari “folli“ che avranno come unico effetto quello di deprimere i consumi. Adusbef e Federconsumatori invocano un “accordo bipartisan per restituire, anche attraverso strumenti fiscali, potere di acquisto ai percettori di reddito fisso, lavoratori e pensionati, incrementandolo almeno di 1.000 euro l`anno“, mentre l`Adiconsum arriva addirittura a chiedere i prezzi amministrati. I commercianti sono invece compatti nel respingere ogni attacco e polemica contro la categoria e nell`identificare la causa prima degli aumenti, che hanno scaricato a valle sui consumatori, nell`impennata delle materie prime.

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