Il Codacons chiede un`indagine epidemiologica
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fonte:
- Il Gazzettino
Il Codacons chiede un`indagine epidemiologica per “definire l`attuale stato di salute della nostra comunità“. La ricerca, secondo il Comitato di associazioni a difesa dei consumatori e dell`ambiente, sarebbe utile a “testare i livelli di malattie derivanti dall`emissione di inquinanti atmosferici e dalle falde acquifere contaminate“, e inoltre alla valutazione preliminare dell`insediamento di eventuali termovalorizzatori. “Il tema degli inceneritori, dopo lo scandalo rifiuti in Campania, s`è inserito di prepotenza nella campagna elettorale“: ma secondo la presidente del Codacons di Rovigo Chiara Crivellari, “non si può presentare la combustione dei rifiuti come un esempio di virtù e attenzione verso l`ambiente“. Perché, ricorda Crivellari, “gli inceneritori per essere competitivi e remunerativi devono essere attivi 24 ore su 24“. Cioè funzionare a pieno regime. In Veneto è stata indicata la necessità di due nuovi termovalorizzatori: uno da collocare tra la Bassa Padovana e il Polesine. Il timore del Codacons è che i nuovi inceneritori, per funzionare a pieno regime, finiscano per “bruciare di tutto“. “Chi prende la Germania come termine di paragone – afferma Chiara Crivellari – dovrebbe sapere che non c`è confronto. In Germania i centri abitati sono concentrati, divisi dalle zone industriali. Invece in Veneto i centri abitati sono tanti e all`interno di zone industriali: come nella Bassa Padovana, dove i cementifici che vorrebbero bruciare rifiuti per ricavare energia, sono all`interno di centri abitati“. “Parlare di termovalorizzatori – continua Chiara Crivellari del Codacons – significa anche ricordare che la resa energetica dei rifiuti è di circa il 20\% rispetto ai combustibili. E che un terzo dei rifiuti bruciati rimane in forma di ceneri Ed è qui che si concentrano la maggior parte dei metalli pesanti“. Mentre “la quasi totalità delle diossine bruciate con la postcombustione, invece, si riforma al passaggio dei fumi nella ciminiera, per l`abbassamento della temperatura“. “In atmosfera, così, si emettono ceneri volanti e PM10, PM2,5 e PM1. Infine, per abbattere gli acidi presenti, i fumi sono trattati con calce producendo ulteriore rifiuto: circa 25 kg di gesso per ogni tonnellata di spazzatura“. Chiara Crivellari del Codacons, fatti due conti, ricorda che per ogni tonnellata di rifiuto conferito, un inceneritore produce: 300 kg di ceneri di fondo; 25 kg di gesso; 30 kg di ceneri volanti disperse sul territorio; 1.000 kg di fumi che sarebbero respirati nella Bassa Padovana e in Polesine da un bacino di oltre 200.000 persone; e inoltre 650 litri di acque di scarico per raffreddare i fumi. “Insomma – conclude Crivellari – facendo i conti della serva, nonostante le tecniche di combustione siano migliorate, non si riesce a diminuire ulteriormente l`emissione degli inquinanti citati e la massa dei prodotti di scarto è superiore a quella di ingresso nell`inceneritore, che tuttavia riduce dell`80\% il volume dei rifiuti conferiti“. Perché piuttosto, chiede il Codacons, nessuno in campagna elettorale sostiene di interviene concretamente per il contenimento della produzione del rifiuto?.
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