L`Istat ammette l`evidenza: sui prodotti di consumo frequente non è al 2,9% ma al 4,8%
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fonte:
- Il Secolo XIX
Genova. Il re è nudo. Ora lo ammette anche l`Istat. Quello che tutti gli italiani da tempo lamentano, è diventato statistica ufficiale. A gennaio l`andamento dei prezzi ha fatto registrare un +4,8% annuo – superiore al 2,9% dell`indice generale (Nic) – per i beni ad alta frequenza di consumo, quelli cioè che pesano maggiormente sui bilanci familiari perché vengono acquistati più spesso: generi alimentari, carburanti, giornali, servizi di ristorazione. È record dal 1997. La novità. D`ora in poi l`Istat fornirà una ricostruzione della dinamica inflazionistica proporzionata al peso dei prodotti in base alla frequenza di acquisto. Il peso dei prodotti ad alta frequenza d`acquisto ammonta al 39% dell`intero paniere. I prodotti a media e bassa frequenza di acquisto incidono per il 42% e il 19%. L`andamento dell`indice dei prezzi acquistati frequentemente e quello del Nic mostra una significativa divaricazione a partire dall`arrivo dell`euro. Nel 2002 il tasso annuo di crescita dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto è stato pari al 3,1% a fronte del +2,5% del Nic; nel 2003 la crescita è passata al +3,4% (+2,7% Nic), e anche nel 2004 si rileva un apprezzabile differenziale tra i due indici (+3,1% rispetto al +2,2%), che invece tende ad annullarsi nel 2005. Dal 2006 la divaricazione riprende forza e nel 2007 si manifesta una spinta molto più forte per i prezzi dei beni acquistati di frequente. Il dato di gennaio. L`inflazione sale dello 0,4% su dicembre e del 2,9% a gennaio 2007, tasso record dal 2001. Il gruppo dei beni ad alta frequenza di acquisto ha messo a segno un aumento del 4,8%: alimentari, bevande, tabacchi, spese per affitto, beni non durevoli per la casa, servizi di pulizia e manutenzione per la casa, carburanti, trasporti urbani, giornali, ristoranti e spese di assistenza. Una mazzata. Capitoli di spesa. A rincarare maggiormente sono stati i trasporti (+5,4%), i prodotti alimentari e bevande analcoliche (+4,5%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+4%). Il pane è schizzato del 12,3%, la pasta del 10%, il latte ha segnato un +8,7%, la carne un +3,6% (il pollame ha registrato un +6,7%), la frutta un +4,8%. Mister prezzi e il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, hanno convocato gli operatori dell`industria e del commercio del latte mercoledì 27. Il prezzo della benzina verde è aumentato del 12,5% su base annua e quello del gasolio del 15,7%. I combustibili liquidi per la casa sono rincarati del 16%. Aumenti significativi anche per le tariffe elettriche (+5,3% ), mentre le tariffe del gas sono cresciute dello 0,8%. Rincarano i trasporti ferroviari (+6,9%), quelli stradali (+5,5%), quelli aerei (+8,4%) e pure i pedaggi autostradali (+3,8%). In calo solo le medicine (-3,9%) e gli apparecchi telefonici (-12,4%). Città. L`inflazione è stata più alta nelle città del Sud rispetto a quelle del Nord. Trento è stata la più virtuosa (+1,9%), insieme a Genova (+2,3%) e Venezia (+2,4%). Sindacati. Davanti all`ammissione che nel Paese esistono due inflazioni, i sindacati alzano la voce. Guglielmo Epifani, segretario nazionale Cgil, dice che “l`aumento dell`inflazione è preoccupante perché avviene in un momento di recessione e non di sviluppo“. Fnp-Cisl torna a chiedere l`adeguamento del potere d`acquisto degli assegni previdenziali, rivendicando l`adozione di uno specifico paniere-anziani. Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl, chiede dati “certi“ sull`inflazione “per poter condurre una politica contrattuale responsabile, sennò perdiamo potere d`acquisto dei salari due volte“. Per il segretario generale dell`Ugl, Renata Polverini “il dato esorbitante del 4,8% rispetto ai consumi giornalieri riassume l`incessante e inascoltato grido d`allarme di lavoratori, pensionati e famiglie e impone al prossimo governo, al di là degli slogan elettorali, di rimboccarsi seriamente le maniche per aumentare il potere d`acquisto di salari, stipendi e pensioni“. Luigi Angeletti, segretario generale Uil parla di “prova delle conseguenze negative di un`inaccettabile speculazione che si è perpetuata per troppi anni“, reclamando “una nuova politica contrattuale“ e una “politica fiscale che riduca le tasse solo ai lavoratori dipendenti e ai pensionati“. “Ora anche la statistica spiega perché i salari e le pensioni hanno perso potere d`acquisto – tuona Angeletti – La realtàè che l`inflazione rilevata con i metodi ufficiali è pari alla metà di quella dei beni di largo consumo“. Consumatori all`attacco. I giudizi sulle rilevazioni dell`Istat restano critici. L`Istat “scopre ancora una volta l`acqua calda“, commenta l`Adoc, che parla di dati che sono “una conferma ulteriore“ della posizione dei consumatori. Quelli che riguardano la spesa quotidiana, spiega il presidente Pileri, sono rincari che “costituiscono uno dei principali motivi della continua erosione dei redditi“: i prezzi al consumo dei generi alimentari, e degli altri beni più acquistati, “sono aumentati in media del 75% dal 2002“. Sulla stessa linea il Codacons, che definisce il dato diffuso dall`Istat “un piccolo passo verso la verità“, ma “ancora sottostimato“. Negativa la valutazione di Federconsumatori e Adusbef: “La rilevazione è ben lontana dalla percezione dei consumatori“. Commercianti in difesa. Per Confesercenti bisognerebbe “cominciare a mettere qualche stop all`avanzata della grande distribuzione e smetterla di imputare ai piccoli esercizi responsabilità che non sono loro“. Ricette. “Una ricetta per frenare l`inflazione? No, oggi non ce l`ho, ma vedo un momento difficile per i consumatori, per tante famiglie che vivono con uno stipendio mediocre, e devono ridurre i consumi, facendo sacrifici ancora più grandi“. Lo dichiara Vittorio Merloni: era presidente della Confindustria quando, nel 1982, venne disdettata la scala mobile. gilda ferrari
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