24 Febbraio 2008

Il mutuo sale, la famiglia affonda

Il mutuo sale, la famiglia affonda
Il tasso variabile diventa un incubo e la banca non vuole rinegoziarlo

Il tasso variabile diventa un incubo e la banca non vuole rinegoziarlo Giovani, un figlio, una casa da pagare: una coppia come tante. Una storia come tante… una di quelle storie in cui il tasso variabile gonfia le rate del mutuo fino a renderle impossibili da sostenere. Quaranta euro di aumento a trimestre e, in pochi anni, il gioco è fatto: i 535 euro pattuiti diventano più di 850. “Si chiamava mutuo-affitto per la sua convenienza. Oggi è così, domani cosa accadrà?“. Si chiamava mutuo-affitto perchè doveva essere il più conveniente. Era stato scelto tra tanti per le sue garanzie. Un tasso variabile che non avrebbe portato oltre la soglia dei 660 euro la rata nei primi 15 anni. Ed invece eccolo qui: senza freni, come tanti, questo mutuo, erogato dalla Melior Banca, è cresciuto dai 535 euro a mese della fine del 2004 agli 856 euro a mese dell`ultimo gennaio. Ma a pagarlo sono sempre loro: trent`anni, stipendio base, un figlio piccolo… e adesso non ce la fanno più. “La situazione per noi sta diventando sempre più difficile – spiega la giovane moglie – quando ci siamo sposati io lavoravo con un contratto regolare e percepivo uno stipendio di circa mille euro al mese. Mio marito lavorava in una cooperativa di facchinaggio e con gli straordinari riusciva a portare a casa anche 1.500 euro. Abbiamo avviato un mutuo trentennale chiedendo 140mila euro alla Melior Banca per acquistare una casa ed avevamo scelto quella soluzione perchè ci sembrava più sicura rispetto ad altre. La rata era affrontabile e misurata su un affitto medio: versavamo 535 euro a mese“. “All`inizio tutto andava per il meglio ed i piccoli aumenti mensili non superavano la soglia di un euro. Eravamo contenti. Qualche mese dopo è nato il mio bambino e per migliorare la nostra situazione mio marito ha lasciato la cooperativa per lavorare in un`azienda in cui era stato introdotto con un contratto dell`agenzia interinale: l`azienda gli aveva garantito l`assunzione e poi non ha mantenuto la promessa. Da quel momento in poi lui è sempre stato un lavoratore interinale, quindi senza garanzie“. “Quando il mio bambino è stato in età per andare al nido non abbiamo trovato un posto nel nostro comune e siamo stati costretti ad iscriverlo ad un nido privato di Sassuolo: spendevamo 400 euro al mese per mezza giornata ed eravamo talmente scomodi con il trasporto e gli orari che io mi sono trovata in difficoltà con il lavoro….“. Qualche ritardo, giorni di ferie per la malattia del bimbo, un mese di permesso non retribuito richiesto all`azienda per seguire il bambinoe la giovane perde il posto di lavoro: “Facevamo una vita terribile: per darci il cambio a metà giornata aspettavo, già in macchina, mio marito che tornava dal lavoro e poi correvo in azienda con il cuore in gola… è stato difficilissimo ed infine, nel mese di agosto l`azienda ha ritenuto di licenziarmi. Nel frattempo la rata del mutuo continuava a salire e oggi paghiamo 856 euro al mese. Quello che è peggio è che l`aumento sembra non avere fine. Per ora ce la facciamo ancora con la mia liquidazione e l`indennità di licenziamento, a settembre quando il bimbo comincerà la materna crecherò un altro lavoro… Ma se la rata continua a salire…“. La giovane coppia ha chiesto alla banca una rinegoziazione della rata che, però, è stata negata e adesso il tentativo attraverso il Codacons: “La situazione di questa famiglia è, purtroppo, simile a quella di tante altre – spiega Barbara Pasi del collegio legale del Codacons – soprattutto di quelle che hanno aperto mutui nel 2004, cioè nell`anno in cui i tassi della Banca Centrale Europea erano molto bassi. Oggi per effetto del loro rialzo e del sistema di composizione della rata da pagare (una parte di interessi una di capitale) sono i mutui più recenti a registrare i più forti rialzi“. “Le cose da non fare assolutamente sono due – prosegue l`esperta – non rivolgersi alle finanziarie pensando di risolvere il problema con altri prestiti e non saltare il pagamento delle rate. Nel primo caso è facile entrare in una spirale debitoria pericolosissima, nel secondo si viene iscritti alla centrale rischi e si va quasi certamente verso la vendita della casa all`asta da parte della banca che vuole rientrare del proprio capitale“. Cosa fare, dunque, se ci si trova davvero in difficoltà? “Le associazioni dei consumatori – continua Barbara Pasi – sono a disposizione per consigliare al meglio i cittadini nelle situazioni difficili facendosi anche mediatori con le banche per rinegoziazioni, trasferimenti e sospensioni del mutuo che, oggi, sono possibili nella maggior parte dei casi. Non bisogna perdersi d`animo, dunque, e cercare assistenza da persone competenti“.

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