22 Febbraio 2008

«Con il petrolio così caro fermi allo 0,3%. Paghiamo lo stallo sull’energia»

REAZIONI. I sindacati chiedono un taglio immediato alle tasse. Il centrodestra addossa la colpa a Prodi, mentre per Veltroni il rallentamento è in atto ormai da anni

«Il Paese rischia lo stallo»

Carburanti, il Codacons pronto a dare battaglia

L’allarme di Montezemolo: «Con il petrolio così caro fermi allo 0,3%. Paghiamo lo stallo sull’energia»



«Se il prezzo del petrolio si manterrà sopra i 90 dollari al barile la nostra crescita sarà ancora più bassa e si avvicinerà più allo 0,3% che al’1%». Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, la vede più nera dell’Unione europea e stima un incremento dell’economia peggiore rispetto alle valutazioni di Bruxelles. Per il leader degli industriali «non rischiamo la recessione ma una crescita infinitesimale», dovuta alla eccessiva dipendenza italiana dal petrolio. Con quotazioni così elevate «è indispensabile una politica energetica perché non possiamo pensare di essere uno dei pochi paesi al mondo che non ha fatto questa scelta».
La crisi rischia di avvertirsi sull’occupazione e la perplessità di ripresa dell’economia italiana manifestata dal commissario europeo Joaquin Almunia (che invita ad aumentare la produttività) allarma i sindacati. «Se Prodi ci avesse ascoltato non stavamo in questo punto», ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Il taglio delle tasse è l’unico modo per favorire la crescita e i consumi».
La bocciatura europea e la revisione verso il basso ha rinnovato lo scontro politico, con il centrodestra che attacca il premier Prodi: «Bisogna smetterla di prendere in giro gli italiani continuando a parlare di tesoretti e sgravi fiscali», ha detto il senatore di Alleanza Nazionale Mario Baldassarri, secondo il quale la ricaduta avrà ripercussioni sui conti pubblici. Forza Italia parla di «ennesima condanna di Prodi» e di «dati fasulli che il centrosinistra ha presentato con l’ultima Finanziaria con i quali ci ha portati alla rovina».
La crescita «quasi piatta» dell’Italia e le previsioni in ribasso per il 208 spaventano anche a sinistra ma offrono a Walter Veltroni, leader del Partito Democratico, spunto per dire che «l’Italia cresce poco da anni, crescono poco gli stipendi e questo non dipende dai governi anche se con Prodi c’è stato il risanamento». Sostenere il potere d’acquisto e i processi di innovazione industriale sono per il ministro per lo sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, i primi passi necessari per ridare fiato ai conti: «La crisi di governo ha messo uno stop alla manovra che agiva proprio sul potere di acquisto e poteva essere buona».


Automobilisti, come tassisti e autotrasportatori, «pronti a scendere in piazza e a bloccare le città contro i listini folli dei carburanti». È la minaccia che arriva dal Codacons, dopo i nuovi rialzi del prezzo della benzina e del gasolio. «Se il governo non abbasserà la pressione fiscale sui carburanti di almeno 5 centesimi di euro al litro», dice il Codacons in una nota a difesa dei consumatori, «organizzeremo manifestazioni di protesta contro il caro-benzina nelle stazioni ferroviarie e nelle piazze delle principali città ».
«Siamo sempre stati contrari a forme di protesta estrema», afferma Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, «e abbiamo criticato tassisti e automobilisti quando le hanno attuate, ma di fronte all’immobilismo del governo, che ha promesso alleggerimenti fiscali sui carburanti mai attuati e che ora vorrebbe intervenire tagliando le accise di 1 o 2 centesimi al litro, i cittadini sono costretti a difendersi».

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