19 Febbraio 2008

Gelo, trappola del caro-spesa

Gelo, trappola del caro-spesa
Allarme speculazione: alibi che non regge La maggior parte degli ortaggi è coltivata in serra e non risente dei crolli delle temperature

Mister Prezzi ha detto stop. Di questo tam-tam sui rincari degli alimentari non se ne può più, anche perchè a furia di annunciare aumenti si apre la strada ai ritocchi dei cartellini verso l`alto. E se alcune fiammate possono avere un riscontro oggettivo nella crescita dei listini internazionali per materie prime come grano o mais in altri casi si tratta di puro allarmismo che favorisce la speculazione. Coasì il garante del mercato, Antonio Lirosi, adesso chiede una “moratoria“ sugli annunci delle previsioni di rincari da parte delle organizzazioni di categoria “perché – spiega – si stanno generando nei consumatori aspettative inflazionistiche in molti casi senza fondamento“. L`ultimo caso, di ieri, riguarda una bordata di allarmi su rincari, indicati addirittura tra il 20 e il 45%, che i prodotti ortofrutticoli potrebbero subire a causa delle gelate di questi giorni. “Un assurdo – dice Lirosi – perchè, a parte qualche eccezione tipo zucchine, cavoli e carciofi la maggior parte degli ortaggi è coltivata in serra“. Insomma, oltre che sui prezzi ci vuole un sistema di controllo su chi fa annunci. Intanto, per la carne arrivano i primi risultati dopo l`intervento della Guardia di Finanza sui mercati: i prezzi all`ingrosso del pollame sono scesi del 10% e ora si attende la ricaduta positiva sulle vendite al dettaglio. Ma se nel caso della carne si può tirare in ballo l`aumento di costi per gli allevatori, conseguenti ai rincari globali dei cereali da mangime, per frutta e verdura non c`è storia. Anzi, è una storia degna del gatto e la volpe tirata fuori regolarmente ogni inverno ed ogni estate appena il termometro scende o sale qualche grado di troppo. Il fatto è che il consumatore, di fronte ad una barriera di rincari può fare una sola cosa, tagliare la lista della spesa. Infatti, fa notare la Coldiretti, nel 2007 si è verificato un calo degli acquisti familiari del 2,7% per la frutta e del 3,1% per la verdura. “Nella situazione attuale – assicura l`organizzazione agricola – un`ondata di aumenti non è giustificata dall`andamento della produzione, tantopiù che rischia provocare un`ulteriore frenata sui consumi“. E l`associazione di consumatori Codacons, dopo aver attivato il numero verde gratuito 800.911.911 a disposizione di cittadini chiunque voglia segnalare aumenti ingiustificati degli ortofrutticoli, avverte attraverso il suo presidente Carlo Rienzi: “Se anche quest`anno, come in passato, qualche commerciante volesse fare il furbo e alzare i prezzi dell`ortofrutta usando il freddo come alibi non esiteremo a denunciarlo alla magistratura. Ci sono già due Procure della Repubblica, quelle di Bari e Venezia, che indagano sulle speculazioni innescate sui prezzi al dettaglio“. Quindi, visti i precedenti, i coltivatori hanno ragione a mettere le mani avanti e avvertire i consumatori di non cadere nel tranello. “Il gelo, soprattutto al Sud, sarà causa di danni – spiegano alla Confederazione italiana agricoltori – ma non certo tali da giustificare forti rincari, tantomeno a livelli compresi tra il 20% e il 45%, come invece, applicando un moltiplicatore perverso già riscontrato in altre occasioni del genere, si potrebbe ipotizzare“. Insomma i rincari, che dovrebbero essere il riflesso dei danni del maltempo all`agricoltura, vengono tradotti al pubblico con aumenti esponenziali. “Tuttalpiù – dice ancora la Coldiretti – l`abbassamento delle temperature potrebbe danneggiare le fioriture precoci di peschi e mandorli, con qualche effetto sulla produzione di quest`estate“. Ma da qui ad allora c`è tempo. E sul fronte dei negozianti niente di nuovo, il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, si limita a dichiarare: “I rincari annunciati mi sembrano eccessivi, d`altronde in un libero mercato se c`è scarsità di un prodotto la sua richiesta aumenta e con lei i prezzi“. Paolo Bruni, il presidente di Fedagri-Confcooperative, la più grande realtà italiana del settore, con oltre 22 miliardi di fatturato, parla apertamente di “speculazioni“. E lo farà anche oggi, davanti alle telecamere Rai di “Unomattina“, dove – l`argomento prezzi è “caldo“ da un pezzo – è ormai di casa. Presidente, adesso è anche scattato l`allarme gelo, che rischia di far ripartire la corsa dei rincari di frutta e verdura. “Lo ritengo un allarme ingiustificato. Non mi pare vi sia un pericolo incombente per le colture. Se parliamo di gelate, soprattutto per gli ortaggi, mi sembra un evento piuttosto normale a febbraio. E poi, interessa zone circoscritte e per tempo limitato: si tratta di due giorni soltanto di freddo. Si puà parlare, allora, del classico “Al lupo, al lupo!“ “Il rituale è questo, che abbiamo già visto. Ma se in passato può essere stato in taluni casi fondato, oggi non direi altrettanto“. Se ne parla, però. E ci si preoccupa. “Spesso si fa un gran clamore, puntando l`indice su frutta e verdura, voci che pesano soltanto del 2% sul bilancio mensile di una famiglia, e ci si dimentica di parlare delle bollette della luce, del gas, del caro trasporti…“. Il consumatore come può difendersi? “Noi siamo favorevoli a riportare i piedi per terra. Sì, dunque, a Mister Prezzi, ai controlli della Finanza. Ma consigliamo anche al consumatore una maggiore oculatezza in sede di acquisto. Con una “spesa intelligente“ si può contrastare l`aumento dei prezzi“. Qual è la spesa intelligente? “E` quella che risponde, anzitutto, nel caso di frutta e verdura, alla stagionalità. Bisogna acquistare frutta di stagione: ora arance, mele, pere, kiwi. La produzione nazionale è buona, soddisfa la domanda e i prezzi sono accettabili. Così anche per gli ortaggi: insalate, cicoria, broccoli, verze sono di qualità, a prezzi altrettanto accettabili. Le cipolle e le patate, poi, si trovano tutto l`anno a meno di un euro. Il secondo consiglio è quello di mettere nel carrello produzioni locali. E` chiaro che più il produttore è lontano dal consumatore, e maggiore è il numero di passaggi, che alzano il costo finale. Non soltanto per questioni speculativi: ad ogni passaggio c`è chi deve incassare il proprio aggio. Con i prodotti locali, italiani, inoltre, ci si assicura la qualità e la garanzia di prodotti certificati“. Non c`è solo frutta e verdura. “Parliamo di carne, allora. Con quella di pollo, spendendo, 2,5 e 5 euro possono mangiarci 4 persone. In Italia, però, sul consumo di carni avicole, pollo e tacchino, siamo ancora indietro: 17-18 chili procapite l`anno, contro ad esempio i 29-30 della Spagna. Quanto alla carne bovina, non possiamo continuare a parlare di quanto è caro filetto e fiorentina. Questi pezzi rappresentano una parte limitata dell`animale, 10 chili su 600. Ci sono però altre pezzi di qualità, come ad esempio la noce e il girello, che costano 10-15 euro il chilo, o quelli della parte anteriore dell`animale, da 4-9 euro, con cui si possono fare ottimi spezzatini e brasati“. Parliamo anche di vino? “Non ci sono solo bottiglie da 50 euro. Ci sono produzioni Doc e Igt da 5-8 euro il litro che coniugano ottimamente il prezzo con la qualità“. Torniamo alle speculazioni. Danneggiano anche i produttori? “E` chiaro. Oltre al danno d`immagine, c`è quello economico: se crollano i consumi, causa rincari, il margine del produttore, se va bene il 20%, si riduce“. Si assiste, però, anche ad aumenti alla produzione. “Nel caso di grano e mais, che in gran parte importiamo, sono dovuti alla desertificazione mondiale, che ha ridotto i campi, e alla cresciuta domanda dell`Asia. Ma stiamo attenti: vent`anni fa il grano costava alla produzione 22 cent e il pane 50 cent; oggi, il grano è aumentato a 25 cent, ma il pane si paga 2,7-3 euro. Non sono i produttori a speculare“.

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