Quando, a suo tempo, partì la causa civile, forse a qualcuno è uscito più d’un sorriso
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fonte:
- l`Adige
Perché chiedere i danni per "patema d’animo" non è di tutti i giorni. Eppure – e a dirlo è una sentenza – il patema d’animo c’è eccome. E dà diritto ad un indennizzo. Una sentenza importante, almeno quanto a dottrina, quella depositata dal giudice di pace cittadino. Ed anche se la famiglia roveretana non si è vista riconoscere l’indennizzo richiesto, quantomeno ha contribuito a fissare un principio. La vicenda, si ricorderà, è quella che aveva coinvolto nell’inverno di due anni fa la ditta Nestlè. Quell’anno si erano verificato in tutt’Italia maxisequestri di confezioni di latte liquido per bambini, contaminato dall’Itx. Un evento che aveva scosso l’opinione pubblica dell’intero Paese e aveva allarmato i genitori italiani. E una coppia di roveretani, particolarmente preoccupati, si era rivolta allo studio legale Canestrini -Toldo – Valentini. Perché – questa la tesi – la loro bimba, a suo tempo due anni e otto mesi, beveva il latte artificiale. Mezzo litro al giorno. E i genitori, quando sono venuti a sapere dei sequestri, si sono allarmati. La loro bambina stava bene, ma è stata comunque sottoposta ad accurate analisi. E loro non hanno vissuto giorni sereni. Per questo si sono rivolti al Codacons e poi all’avvocato. Ed hanno trascinato davanti al giudice di pace la Nestlè e chiesto un risarcimento danni per – appunto – patema d’animo. Qualche giorno fa la sentenza. Che no, non concede ai coniugi roveretani i 2500 euro richiesti. Ma che chiarisce anche come l’onere della prova, sul patema d’animo, sia stato assolto. IN termini pratici: il patema d’animo esiste eccome. E dà diritto ad un indennizzo. Ma – e questo è il motivo che non ha portato al risarcimento – è un tipo di danno morale. E quindi è risarcibile sono in caso derivi da reato. E non avendo la bambina avuto alcuna lesione, il reato non c’è. Quindi non c’è indennizzo.
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