8 Febbraio 2008

Limitare il mercato dei corsi di lingua, rovinare l`offerta, provocare l`abbassamento degli standard

Limitare il mercato dei corsi di lingua, rovinare l`offerta, provocare l`abbassamento degli standard, in altre parole: promuovere una vera e propria concorrenza sleale. È questa l`accusa mossa nei confronti della Provincia Autonoma di Trento da Elisa Tisi, titolare di una scuola di lingue, la Global School, con sedi a Trento e ad Arco. La proprietaria si è rivolta al Codacons al fine di ottenere un risarcimento per i danni economici che la sua azienda ha subito: riduzione del giro d`affari, crollo delle iscrizioni da parte di privati: ormai si lavora solamente con aziende e scuole. Il tutto a causa dei buoni formativi – circa 1500 euro per persona- erogati dalla PAT e dal Fondo sociale europeo. Ogni cittadino domiciliato in provincia di Trento può infatti fare domanda di finanziamento per un corso di lingua. Questi buoni consentono di frequentare gratuitamente le lezioni, e il pacchetto comprende anche un viaggio all`estero finale. Una volta ottenuto il buono però, il cittadino è vincolato nella scelta della scuola in cui spenderlo: insomma, il corso è gratis, ma unicamente presso alcuni enti ai quali la Provincia ha appaltato i corsi. “Ma questo ha chiuso il mercato dell`insegnamento delle lingue! – dichiara una furente Elisa Tisi, imprenditrice al timone della Global dal 2005 – La Provincia doveva estendere l`uso dei buoni a tutte le scuole, o limitare ad alcune fasce della popolazione i destinatari del finanziamento, poiché ora nessuna si sogna di iscriversi privatamente, ma tutti richiedono, naturalmente, le sovvenzioni.“ Risultato: le scuole di lingue, che non hanno ancora messo radici sul territorio, perchè aperte di recente o minori, si trovano in crisi e sono costrette a chiudere i battenti, sebbene la qualità dell`offerta non sia inferiore a quella degli enti accessibili ai possessori dei buoni. “La nostra scuola è stata escluda dalla gara per eccesso di ribasso. – spiega ancora la Tisi, che dopo lo stanziamento dei fondi europei e la diffusione dei buoni si è vista tagliata fuori dal mercato – Sembra incredibile, visto che qualità e serietà non mancano di certo. Questo non ha senso se pensiamo che i fondi sono soldi pubblici, che in questo modo vengono sperperati. Si sono scelti enti o scuole in base a criteri che di certo non puntano al risparmio.“ Altra conseguenza di questa limitazione del mercato è che l`utente, ben soddisfatto di imparare una lingua gratis, si accontenta del livello dell`insegnamento e questo provoca l`abbassamento degli standard di qualità. Insomma, a caval donato non si guarda in bocca. Senza contare che le scarse entrate impediscono alle piccole scuole di reinvestire nell`aggiornamento, nel rinnovo dei materiali e nella promozione dei propri servizi. “È già successo che persone che avevano frequentato corsi grazie al buono si siano rivolte a noi perché dovevano imparare seriamente l`inglese! Questo ci fa veramente indignare, perché oltre al danno economico abbiamo la beffa di essere comunque riconosciuti come ottima scuola! “ Ora Elisa Tisi attende una risposta dagli avvocati del Codacons, tra i pochi ad aver risposto al suo appello.

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