Ma nell`anno l`inflazione va al ritmo del 3%
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fonte:
- La Stampa
ROMA Tenendo conto dei saldi, a dire il vero, il costo della vita in gennAio è sceso rispetto a Natale. Ma nell`anno l`inflazione va al ritmo del 3%; 2,9% nell`indice consueto dell`Istat, un record dal 2001; 3,1% in quello che calcola i saldi. Al petrolio e agli alimentari, fattori comuni a tutti i Paesi, da noi in gennaio si sono aggiunte le sigarette, i biglietti ferroviari, i pedaggi autostradali, il canone Rai. Restiamo ancora al disotto delle medie: sia quella europea che per lo stesso mese di gennaio è stimata nel 3,2%, sia quella mondiale dei 30 Paesi industriali, che ieri l`Ocse ha individuato nel 3,3% per dicembre. Eppure, un Paese ansioso per il suo potere d`acquisto che ristagna, e dove le differenze sociali (specie tra salariati e commercianti) sono aumentate nell`ultimo decennio, non può che preoccuparsi se il costo della vita sale dello 0,4% in un mese. “La redistribuzione di parte delle risorse bisognava farla adesso“ lamenta ora il segretario generale della Cgil Gugliemo Epifani. Se il governo Prodi fosse durato, sgravi fiscali sui salari erano probabili, sarebbero però stati decisi più in là. Vincenzo Visco, viceministro dell`Economia, sostiene che i soldi per concederli sarebbero stati trovati; ma ammonisce anche a non eccedere nelle ansie, perché l`inflazione “non va tanto male rispetto alla media europea“. “Un dato preccupante, che falcidia i redditi dei lavoratori e dei pensionati“ ribatte Raffaele Bonanni, leader della Cisl. Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia, garantisce che a sgravi fiscali sui salari pensa anche il centro-destra. Ma nell`immediato che si può fare? Il ministro dell`Agricoltura, Paolo De Castro, sostiene che “si vigila contro eventuali fenomeni speculativi“ per gli alimentari: stamattina il garante dei prezzi si incontrerà con produttori, trasformatori e commercianti di carni. La Confagricoltura sostiene che i prezzi degli alimentari, spinti da fenomeni internazionali, sono saliti meno in Italia che altrove. Peraltro l`aumento è consistente: +0,6% nel solo gennaio, +4,5% in un anno. E la Coldiretti protesta perché in alcuni casi i prezzi pagati agli agricoltori scendono, come per la carne di maiale, con un -10% nel prezzo alla stalla dal quale i consumatori non hanno ricavato benefici (anzi i salumi sono saliti del 2,7%). Nel capitolo energia gennaio ha portato sensibili ritocchi alle tariffe dell`elettricità e del gas, autorizzati dall`Autorità garante a cusa del maggior prezzo delle materie prime (inevitabile, in un Paese che ha scelto vent`anni fa di non usare l`energia nucleare). L`energia è responsabile di un quarto dell`aumento medio dei prezzi nel mese, che si colloca “decisamente fuori linea rispetto al profilo stagionale dei mesi di gennaio degli ultimi 4 anni“ sostiene l`Isae (istituto pubblico di ricerche economiche). Tra le grandi città, le variazioni più forti si registrano a Palermo, +3,8% e Torino, +3,2%. A compensare in parte i rincari di energia e alimentari, spiega l`Isae, contribuiscono invece modesti ribassi di prezzo per i medicinali e più consistenti cali per telefonia, elettronica di consumo, pacchetti vacanze (quest`ultimo probabilmente un vantaggio dell`euro forte). Sull`effetto di insieme, tre associazioni di consumatori hanno fornito stime differenti: 850 euro di spesa annua in più per la famiglia media secondo Altroconsumo, 1.000 secondo il Codacons, da 400 a 700 esclusi gli alimentari secondo l`Adiconsum.
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