In sette anni l`incremento degli stipendi è stato dello 0,96%
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fonte:
- Libertà
ROMA – Dal 2000 al 2006 il reddito delle famiglie dei lavoratori dipendenti è aumentato appena dello 0,96%, per quelle dei lavoratori autonomi l`aumento è stato del 13,8%. Lo dice la Banca d`Italia analizzando i dati di un sondaggio compiuto lo scorso anno. Dati che svelano come una famiglia su quattro sia indebitata (per i mutui casa, certo, ma anche per acquistare beni di consumo), e come ci sia un 10% di supericchi che possiede quasi la metà (il 45%) della ricchezza di tutto il Paese. A seguire estrapolazioni sui giovani che restano in famiglia, i cosiddetti “bamboccioni“, sul fatto che solo 8,5 famiglie su 100 possiedano titoli di Stato mentre l`89,2% ha un deposito postale o bancario. Dipendenti koIn sei anni le famiglie di lavoratori dipendenti hanno visto crescere il loro reddito dello 0,96%. Fra il 2004 e il 2006 il reddito è cresciuto del 4,3% in termini reali cosa che “compensa solo in parte – osserva la Banca d`Italia – la riduzione osservata fra il 2000 e il 2004“. Autonomi feliciDal 2000 al 2006 gli “indipendenti“, come li chiama Bankitalia, hanno visto il reddito crescere del 13,8%. Analizzando bene il dato degli ultimi due anni viene fuori chi davvero ha guadagnato e un sospetto sul perché. Liberi professionisti, lavoratori atipici e soci gestori di società hanno avuto dal 2004 al 2006 un andamento del reddito negativo, mentre gli autonomi-artigiani, i commercianti, gli imprenditori, lo hanno visto crescere, in termini reali, dell`11,2%. Che c`entri l`euro? Reddito medioNel 2006 il reddito medio annuo delle famiglie italiane, al netto delle imposte e dei contributi previdenziali e assistenziali, è stato di 31mila 792 euro, ovvero 2mila 649 euro al mese. Guadagna di più il nucleo con capofamiglia laureato, autonomo o dirigente, di età compresa fra i 41 e i 65 anni. “Uno studio eccessivamente ottimistico – osserva il Codacons – i dati di Bankitalia sono sballati“. Reddito del 50%E` come per i polli, se la media è 2 e mezzo a testa ci sono quelli che non lo assaggiano mai. Così il 50% delle famiglie italiane in effetti non ha un reddito che supera i 26mila euro e spiccioli, mentre il 20% è sotto i 15mila 334 (1278 al mese). Poi c`è un 10% che supera i 55mila 712 euro. Ore al lavoroGli autonomi prendono più soldi, ma lavorano anche di più, dice ancora lo studio della Banca d`Italia. “I dipendenti in media lavorano 37,9 ore settimanali, contro le 43,9 degli indipendenti“. In media, perché nella fascia fra 21 ore e 50 lavorano di più i dipendenti. RisparmiareNel 2006 – dice ancora Banca d`Italia – l`89,2% delle famiglie possedeva un deposito bancario o postale, l`8,5% titoli di Stato, il 12,1% obbligazioni e quote di fondi comuni, il 6,2% azioni e partecipazioni italiane. Poi ci sono forme di risparmio minori, come buoni fruttiferi postali (5,9%), prestiti alle coop (1,6), gestioni patrimoniali (1,4), certificati di deposito o gestione pronti contro termine (2,1). I titoli di Stato sono acquistati nella famiglia del dirigente (13,6%), del pensionato (10,6%), dell`imprenditore o del libero professionista (15,2%), mentre risulta bassa la quota di famiglie di operai che possiede Bot o Cct (3,8%). RischiareInteressante la tabella che mostra l`andamento della propensione, negli anni e per professione, all`acquisto di “attività finanziarie rischiose“ (i casi Parmalat, Cirio e Argentina ne sono gli esempi più drammatici). Nel 1993 solo il 9,7% delle famiglie rischiava nell`acquisto di obbligazioni, fondi, azioni, gestioni patrimoniali e titoli esteri. Nel 2000 la percentuale era salita al 21,2%, nel 2002 al 21,5%, nel 2006 è riscesa al 17,5%. Ma se 13 anni prima rischiava il 5,5% dei pensionati, nel 2006 erano il 14,5%. BamboccioniLa Banca d`Italia ci dice che negli ultimi anni i ragazzi fra i 20 e i 30 anni che si sono affrancati dalla famiglia sono aumentati del 2,6%. Ma il dato che deve far riflettere è la percentuale di quanti ancora restano a casa: il 73% nel 2006. Nel 1977, tanto per avere un`idea, lo facevano solo 54 under 30 su 100. DebitiIl debito delle famiglie italiane, in valore, è per il 60% dovuto al mutuo per la casa. Ma cresce la percentuale di chi ricorre al prestito anche per altre ragioni.
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