La marcia dei quarantamila contro le banche
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fonte:
- Il Giorno
I risparmiatori chiedono di farsi parte civile al processo per il crac Parmalat
MILANO “I SOLDI, se ne avessi, se ne avessi ancora, li metterei nel cuscino…“. Ci appoggerebbe la testa e dormirebbe sonni tranquilli, senza interessi ma senza incubi, su quei 78 mila euro andati in fumo in Bond Parmalat. I sonni che non fa più, dal dicembre 2003, quando la ditta del latte s`inabissò nella vergogna di una falsa lettera di falso credito presso Bank of America e lui, come altri quarantamila come lui, seppe con certezza di avere perso i risparmi di una vita. Soldo su soldo, quei 78 mila, in 40 anni da tassista a Milano. “Andavo in banca come andavo in chiesa“, fa desolato, per dire che credeva a ciò che diceva il banchiere come a ciò che dice il prete sull`altare, Alfredo Pavesi, 71 anni, un trauma non ancora assorbito, quattro anni dopo il crac, dentro e davanti l`aula, come tanti altri, che riesuma l`incubo Parmalat, questa volta, addebitato alle eminenze grigie, le banche. SONO 40 MILA, è il loro giorno, sperano in un ristoro, un risarcimento, se venisse, anche dieci anni dopo. L`occasione la offre la prima udienza a carico di quattro istituti di credito stranieri, accusati di concorso in aggiotaggio, il grimaldello utilizzato dai pubblici ministeri Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino per portare in tempi relativamente brevi i responsabili di fronte alle loro colpe, accusati in un processo stralcio degli stessi reati dei quali rispondono a Milano gli uomini del clan di Calisto Tanzi, gli uomini delle società di revisione e rating. Citigroup, Deutsche Bank, Morgan Stanley e Ubs, come società chiamate in qualità di persone giuridiche, in base alla legge 231 e nove loro funzionari. Bank of America, il cui processo stralcio comincia oggi, sarà riunita presto alle altre. E nella partenza lenta, molto lenta, di un processo che sfodera nel parterre i migliori avvocati penalisti e d`affari, nel collegio giudicante i giudici esperti in reati finanziari e per la procura il pool reati societari, il popolo dei bond andati a male costringe a una dolente moviola: dietro le alchimie finanziarie, dietro i miraggi degli investimenti “blindati“, i debiti di altri ricadevano a pioggia sul mercato. La gente, l`unica che finora ha pagato di tasca sua. MA IL PROCESSO ha i suoi ritmi, lenti e le sue sofisticherie: il 7 marzo davanti al giudice Gabriella Manfrin si discuteranno le costituzioni di parte civile dei 40 mila (solo l`avvocato Carlo Federico Grosso rappresenta 32 mila risparmiatori del “Comitato San Paolo“). E per loro, come per le associazioni che li rappresentano (Codacons e Adusbef) il primo ostacolo sarà la possibilità di costituirsi contro le società, le persone giuridiche: se la costituzione contro le nove persone fisiche non rappresenta un problema, non esistono a Milano precedenti favorevoli ai risparmiatori contro le aziende. Le richieste di parte civile furono già respinte durante l`udienza del troncone principale Parmalat. E gli avvocati ripongono speranze residue sull“`arringa“ del pubblico ministero Fusco che sollecitò ? in quel caso in Antonveneta ? l`apertura del processo ai consumatori. Contro le banche.
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