Cala in europa il potere d`acquisto
-
fonte:
- Il Secolo XIX
Dossier Ocse: nella zona Euro aumenti medi del 3,1%. Nessun ritocco ai tassi in vista, ma è allarme fra i consumatori
roma. Il 2008 si apre con lo stesso dilemma che ha accompagnato la Banca centrale europea (Bce) negli ultimi sei-sette mesi dell`anno scorso: intervenire sui tassi o lasciarli invariati? Per il momento sembra prevalere la seconda linea. Tanto che, nella riunione in programma oggi, il tasso al 4% rimarrà quasi certamente inalterato. Ma le preoccupazioni dei banchieri restano comunque forti. I problemi da contrastare sono sostanzialmente due. Da una parte ci sono i pericoli inflazionistici, che rischiano di incidere non poco sui conflitti sociali. Dall`altra c`è la consapevolezza di un`economia che perde velocità nell`area euro e che la condanna, almeno per il momento, all`immobilismo. Sarà soprattutto la corsa senza fine dei prezzi, saliti secondo i dati dell`Ocse in novembre al 3,1%, ad alimentare il dibattito all`interno del board, che potrebbe nuovamente spaccarsi fra coloro che vogliono un aumento del costo del denaro per contrastare l`inflazione, e coloro che premono invece per lo status quo, privilegiando perciò la crescita. Il ministro dell`Economia francese, Christin Lagarde, invita l`istituto centrale a concentrarsi sulla crescita economica: “Se dovessimo scegliere fra un`inflazione alta e una crescita forte o un`inflazione stabile e una crescita più debole – ha spiegato -, sceglierei senza dubbio un`inflazione provvisoriamente più alta e una crescita più forte. Spero che alcuni dei nostri partner europei condividano questa opinione e la comunichino alla Bce“. I rischi alla stabilità dei prezzi sono aumentati rispetto alla scorsa riunione del board, complice le quotazione petrolifere che si sono spinte oltre i 100 dollari al barile. E il presidente dell`Eurotower, Jean-Claude Trichet, ha più volte negli ultimi giorni lanciato l`allarme inflazione, sottolineando che la Bce è pronta a intervenire per contrastare i rischi alla stabilità dei prezzi. Ma gli analisti si attendono un nulla di fatto oggi: “Le parole che saranno usate saranno sempre dure, ma non ci saranno cambiamenti“, afferma l`analista di Commerzbank, Michael Schubert, riassumendo comunque il sentiment generale. Per quanto riguarda poi le future mosse, Schubert ritiene che con il passare dei mesi l`Eurotower si inquieterà sempre più per l`indebolimento della crescita e nella seconda parte dell`anno probabilmente opterà per un taglio dei tassi. Il timore della Banca centrale è che l`impennata del petrolio, insieme ai rincari dei prodotti alimentari, possa, a breve termine, far salire a ulteriormente i prezzi, già decisamente sopra il tetto fissato come obiettivo dall`Eurotower (2%). Il carovita potrebbe essere alla base di pesanti effetti secondari, tanto temuti da Trichet. Si tratta, in particolare, degli aumenti salariali: un`inflazione elevata, infatti, potrebbe spingere i sindacati a chiedere aumenti del salari forti. Come sta accedendo in Germania, la prima economia dell`area euro: il sindacato dei metalmeccanici Ig Metall rivendica aumenti dell`8%, e una richiesta analoga è stata avanzata dai rappresentanti del comparto dei servizi (Verdi) per i dipendenti statali e dei comuni. A complicare ulteriormente il quadro decisionale della Bce ci sono le indicazioni provenienti dagli Usa, che hanno alimentato le speculazioni di un nuovo, più pesante, taglio dei tassi da parte della Fed. Gli analisti scommettono che il prossimo 30 gennaio, l`istituto centrale statunitense tagli il costo del denaro di 50 punti base portandolo al 3,75%, un livello inferiore quindi a quello di Eurolandia. La situazione è difficile anche in Italia. Secondo un`analisi diffusa ieri dal Codacons, i prezzi dei generi alimentari sono cresciuti in media del 15% a causa del caro-petrolio. Secondo l`associazione dei consumatori, si registra in media un incremento del 15% per la frutta, del 12% per la verdura, del 5% per la carne, del 9% per il pesce. Aumento record anche per il pane che costa il 15% in più, per la pasta (+12%), mentre sono più contenuti per latte (+5%), uova (+3%) e formaggi (+8%). Lapidario l`appello del Codacons al governo: “Ci si attrezzi per stanare chi specula sui prezzi sulla pelle dei cittadini“.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
