22 Dicembre 2007

I big si mettono in trincea

Telecom, Enel, Autostrade. Le grandi imprese di servizi sono le più esposte. Come correre ai ripari? Mettendo al lavoro alcune task force e cercando un maggiore dialogo con i consumatori. Ma potrebbe non bastare. Il caso delle Fs. Sarà un caso. Oppure no. Proprio nel giorno in cui la legge finanziaria che contiene le norme sulla class action all`italiana ha passato il vaglio definitivo del Parlamento, Trenitalia si è precipitata a firmare un accordo con i consumatori per chiudere immediatamente la vicenda del treno Lecce-Roma, che la settimana scorsa è arrivato a destinazione con 12 ore di ritardo causa una tormenta di neve. Per la prima volta la società pubblica ha deciso di riconoscere agli sventurati passeggeri non solo il prezzo del biglietto, ma un indennizzo di 800 euro a testa. Dall`altro lato del tavolo, a firmare l`accordo c`era il Codacons di Paolo Landi, una delle associazioni che, secondo le norme approvate con la finanziaria, avrebbero diritto a promuovere l`azione collettiva.L`odissea del Lecce-Roma dunque deve essere considerata un film a lieto fine, con le Ferrovie che evitano la class action e gli utenti che ottengono un cospicuo risarcimento? Le cose potrebbero non stare in questi termini. Anzi, la vicenda potrebbe essere il preludio al caos nel quale società e consumatori potrebbero trovarsi catapultati fra qualche mese. Al tavolo con Trenitalia, infatti, non c`era seduta solo Adiconsum. C`era anche un`altra associazione di consumatori: il Codacons. Per l`associazione guidata da Carlo Rienzi gli 800 euro a testa offerti da Fs non vanno bene per niente. Sul tavolo, ha detto, ne andrebbero messi almeno mille. Non solo. Il documento di Trenitalia è stato ritenuto inaccettabile anche nella parte in cui si sancisce l`assoluta imprevedibilità dell`incidente occorso al Lecce-Roma e la mancanza di qualsiasi responsabilità da parte di Trenitalia. Sembrano dettagli ma non lo sono. Il Codacons, come l`Adiconsum, è uno dei soggetti legittimati ad avviare la class action e non è detto che non lo faccia. L`associazione di Rienzi, non a caso, ha fatto sapere di aver ricevuto 300 incarichi da passeggeri del treno ed è pronta a sostenerli nei singoli giudizi che questi intenteranno nei confronti delle Fs. Singoli giudizi che, una volta entrata in vigore l`azione collettiva, potrebbero trasformarsi in qualcos`altro. Ma vale la pena armarsi e scendere sul campo di battaglia per chiedere 200 euro in più di quanto già offerto da Trenitalia? Per i consumatori forse no. Per le associazioni che li rappresentano il discorso è diverso. L`arrivo della class action potrebbe costringerle a una dura competizione tra di loro: chi riesce a rappresentare più utenti-consumatori-risparmiatori avrà più visibilità e potere negoziale. Insomma, il rischio a questo punto è che succeda sui mercati quello che è successo in politica con la proliferazione dei partiti massimalisti: una continua corsa a superarsi a sinistra. L`Adiconsum chiede 800 euro, il Codacons alza l`asticella fino a 1.000. E le aziende rischiano di essere prese sempre d`infilata.Che l`unico modo per limitare i danni sia quello di sedersi a tavoli con le associazioni dei consumatori, le grandi imprese lo hanno capito subito. Molte si stanno cominciando ad attrezzare proprio in questa direzione. Ferrovie è stata una delle prime. In un tavolo a tre con Regioni e (appunto) consumatori, l`amministratore delegato Mauro Moretti chiederà di individuare in modo esplicito, trasparente e chiaramente delimitato le responsabilità delle Fs in caso di disguidi, disfunzione o disservizio. Ferrovie vorrebbe anche potersi rivalere sui fornitori in caso di loro corresponsabilità.Questi, però, sono solo i desiderata. Quello che Moretti riuscirà a ottenere dipende anche da quello che è disposto a concedere, come in ogni trattativa che si rispetti. Ferrovie comunque non è l`unica società che rischia di essere esposta alle richieste collettive di risarcimento. Chiunque operi sul mercato è ovviamente esposto al rischio, ma chi offre servizi pubblici probabilmente lo è di più. Autostrade per esempio. Al quartier generale della società hanno ben chiaro il problema. “Non ci preoccupa il tema della class action in generale“, hanno spiegato dalla società a Milano Finanza, “poiché troviamo giusto e legittimo che cittadini danneggiati possano consorziarsi per tutelare i propri diritti“. Ma dopo le prime dichiarazioni di fair play, subito emerge chiara la preoccupazione. “Tuttavia“, aggiungono le stesse fonti, “è necessario che siano ben chiare e definite le regole relative all`esercizio della class action, per evitare distorsioni e derive“. Autostrade spiega anche di aver istituito da due anni la Consulta per la sicurezza e qualità del servizio autostradale, coinvolgendo in questo organismo permanente le associazioni aderenti a Intesa Consumatori (Adusbef, Codacons, Federconsumatori e Adoc). Inoltre, d`intesa con le medesime associazioni, “ha istituito una procedura di conciliazione che consente di risolvere in via consensuale, rapidamente e senza spesa, eventuali contestazioni relative alle principali tematiche del servizio autostradale“. Basterà? Difficile. Se ne sono accorti all`Enel. “Oggi che abbiamo davanti il testo definitivo“, fanno sapere dal colosso elettrico, sembra si possa concludere che finisca per scontentare un po` tutti, aziende e consumatori“.Comunque la società di Fulvio Conti, da tempo ha organizzato un pool di legali interni ed esterni per individuare i diversi terreni sui quali potrebbero eventualmente svilupparsi delle class action e per essere preparati a fronteggiare nel modo più efficace i contenziosi che potrebbero nascere in questo nuovo contesto legislativo. Lo stesso ha fatto anche Telecom Italia. Nella speranza per tutti, che i prossimi sei mesi possano essere utili per limare la normativa.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this