25 Novembre 2007

Una class action … all`italiana

Una “class action“… all`italiana
Nove gradi di giudizio e nessuna sanzione per chi viola la legge

Class action all`italiana c`è il rischio boomerang per i cittadini? A pochi giorni dall`approvazione fa già tanto discutere il decreto legge della finanziaria sulle azioni collettive risarcitorie. Nove i gradi di giudizio previsti e nessuna sanzione per chi viola la legge. Ancora una volta le cause collettive dei consumatori contro i colossi produttivi rischiano di rimanere un “sogno americano“. Rischia di trasformarsi in un boomerang, se ben impugnata da chi ha i propri interessi da proteggere, la legge sulla class action all`italiana che avrebbe dovuto aprire nuove frontiere di tutela per i cittadini ed i consumatori. Meno rigido di quello americano il decreto legge promulgato dal Governo lascerebbe, infatti, aperti troppi varchi a scapito della trasparenza senza comminare, poi, effettivamente, alcuna sanzione punitiva alle grandi aziende imputate nemmeno se condannate al risarcimento dei danni. Mentre in America la class action è un`azione fortemente temuta, anche dai colossi produttivi, perchè, una volta che la causa sia stata vinta da un gruppo di ricorrenti, l`azienda imputata deve risarcire i danni ai cittadini di quella e di tutte le altre cause future sullo stesso argomento e viene condannata al pagamento di una multa, la class action italiana, formulata come da decreto, sembra porgere il fianco ad una pericolosissima strumentalizzazione: “Così com`è stata pensata – spiega Fabio Galli del Codacons – la legge rischia di diventare uno strumento nelle mani degli stessi colossi. La legge, infatti, prevede che una volta intentata una causa da parte di un gruppo (anche minimo) di cittadini ed una volta che l`azienda accusata sia stata riconosciuta colpevole se la stessa compie una transazione monetaria in accordo con quei cittadini che hanno fatto ricorso nessuno, mai più, potrà far valere i propri diritti sullo stesso argomento. Ora poniamo che io sia un colosso aziendale e che il mio comportamento abbia causato gravi danni a migliaia di cittadini. Certamente mi converrà sfruttare questo aspetto della legge, ingaggiare un gruppo di complici,farmi fare una causa, perderla, transare una cifra relativa in accordo con i complici e chiudere, per sempre, la partita. Nessuno, mai più, potrà chiedermi nulla. Addirittura i colossi industriali potrebbero arrivare a prevenire le azioni dei cittadini transando risarcimenti prima che scoppi il “caso“ che li riguarda, in modo tale da annullare qualsiasi possibilità effettiva di rischio per il futuro“. E se la regola dell`esclusione (una volta risarciti i primi a fare causa tutti gli altri non si possono più rivalere) sembra essere decisamente quella più pericolosa per un uso scorretto della legge, c`è un altro aspetto che la aggrava ulteriormente: “Che un uso strumentale di questa legge sia possibile proprio da parte di chi dovrebbe essere l`imputato – spiega ancora Fabio Galli – è ancora più evidente se si guarda all`art. 140.2. della stessa. Secondo questo articolo, infatti, possono fare causa oltre alle associazioni dei consumatori riconosciute anche “altre associazioni di consumatori, produttori o portatori di interessi collettivi…“. Come si sa è il Codice ministeriale del Consumo a definire e riconoscere con chiarezza quali sono le associazioni dei consumatori in Italia. Aprire le cause ad altre entità, non riconosciute, aggrava il rischio di complicità finalizzate a tutelare gli interessi di quelli che potrebbero essere gli accusati. Come dicevamo potrebbero formarsi associazioni ad hoc, fintamente interessate ai diritti dei consumatori“. Per le aziende riconosciute colpevoli e condannate la legge, ad oggi, non prevede nessuna sanzione ulteriore, cioè nella class action italiana non è previsto il risarcimento punitivo: “Sarebbe come se preso il rapinatore di banca – continua Galli – lo si condannasse solo a restituire il bottino… enon sarebbe un gran modo per scoraggiarlo a ripetere l`atto. Poi, la stessa legge prevede che alla condanna non segua immediatamente il risarcimento del cittadino, ma che l`aspetto monetario venga trattato a parte, prima con tentativi conciliatori poi, eventualmente, attraverso un altro decreto esecutivo. E le cause possono arrivare a durare oltre 15 anni e che il cittadino, per vedersi risarcito debba affrontare nove gradi di giudizio diversi“. “Per far si che la nostra assomigli alla class action americana il testo andrebbe rivisto in più punti – conclude Galli – e certamente resa più severa e restrittiva. Il dubbio è: c`è un vero interesse da parte della classe politica a renderla tale?“.

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