24 Ottobre 2007

L`Autorità sospetta che dietro l`aumento del 20% ci sia un cartello di produttori

Aumenta oggi rincara domani: alla fine è scoppiata la guerra degli spaghetti. Mentre il prezzo della pasta vola – è atteso un ritocco del 20% circa – l`Antitrust ha avviato un indagine sui prezzi per verificare se i produttori hanno messo in piedi “intese restrittive della concorrenza“: cioé se aziende grandi e piccole si sono messe d`accordo per imporre al mercato l`annunciato aumento del 20%, invece di tenere i prezzi più bassi possibile per farsi concorrenza a vicenda. L`indagine dell`Autorità ha preso le mosse da una segnalazione di Federconsumatori: secondo l`associazione il cartello sarebbe nato durante un incontro, avvenuto a Roma, al quale erano presenti cinquanta imprese (sulle 160 aderenti all`unione degli industriali della pasta Unipi) che da sole valgono l`85% della produzione italiana. In quella sede – sempre secondo Federconsumatori – sono stati decisi gli aumenti. Aggiunge l`Antitrust che “indicazioni analoghe state individuate anche da parte di UnionAlimentare“. Dopo la giornata di sciopero dell`acquisto di pasta e pane proclamata a metà settembre, insomma, i consumatori non abbassano la guardia: e dire che in occasione di quello sciopero il Governo promise che avrebbe inviato la Guardia di Finanza in giro nei negozi per controllare l`andamento dei prezzi. Unipi e Unionalimentari, dal canto loro, si dicono “sereni, e fiduciosi nell`azione dell`Antitrust. Daremo la più ampia collaborazione“, commenta il presidente di Unionalimentari Renato Bonaglia. “È nostro interesse fare chiarezza, non abbiamo mai realizzato ma neppure pensato a un cartello per determinare gli aumenti“, aggiunge il presidente Unipi Mario Rummo. Tanto per cominciare la guerra della pasta si combatte a colpi di cifre. I consumatori dicono che un aumento del 20% c`è già stato (nonostante i dati Istat sull`inflazione di settembre diano la pasta in aumento del 4,5%) e sostengono che il prezzo del grano incide per il 22,8% su quanto si sborsa al supermercato. L`Uipi sostiene invece che la materia prima pesa per il 65%. E Rummo sottolinea che a monte dei rincari c`è un vero e proprio “tsunami del listino delle materie prime agricole“. In testa a tutte il grano, che nell`ultimo anno è rincarato del 110%, cioé è più che raddoppiato. Ancora Rummo: “Ci troviamo schiacciati tra l`aumento dei prezzi delle materie prime e le proteste di chi fa la spesa. Così rischiamo di diventare il capro espiatorio in una situazione che invece andrebbe vagliata su tutti i passaggi della produzione“. Bonaglia sottolinea anche le “difficoltà delle piccole e medie imprese, che non hanno alcun potere contrattuale su chi determina il prezzo delle materie prime“. Tutte scuse, ribattono piccati i consumatori: “L`aumento annunciato del 20% è privo di qualunque fondamento. È vero che nel 2007 il grano duro è aumentato, peccato che nel 2005 abbia raggiunto il suo minimo storico. In quell`occasione, però, i produttori si sono guardati bene dal diminuire i prezzi, incassando profitti abbondanti“. Secondo Codacons, Federconsumatori, Adoc e Adusbef “i pastai si sono comportati peggio dei petrolieri. Questi hanno la doppia velocità, cioé abbassano il prezzo della benzina solo parecchi giorni dopo il calo del barile mentre aumentano all`stante.I produttori di pasta non hanno mai abbassato i prezzi, che dal 2001 ad oggi li hanno aumentati del 36%, pur essendo il prezzo del grano calato dal 2001 (183 euro a tonnellata) al 2005 (140 euro)“. E gli agricoltori? La Cia approva l`indagine e scarica la patata bollente sugli intermediari: “Ogni intervento teso a dare trasparenza alla formazione dei prezzi dei prodotti agroalimentari va nella direzione di una effettiva tutela sia dei consumatori che dei produttori – dice l`associazione di categoria -. Da parte nostra sottolineiamo da tempo manovre speculative e aumenti artificiosi e selvaggi sui prodotti al consumo. Non è un problema solo della pasta, ci sono anche la frutta e la verdura, il pane e il latte. Negli ultimi mesi i prezzi sono lievitati a dismisura. E questo è avvenuto nei tanti, troppi, passaggi dal campo alla tavola“. Cia rilancia sia il progetto del doppio prezzo (per indicare sul cartellino anche il costo all`origine) che l`istituzione di osservatori regionali dei listini alimentari, ai quali parteciperebbero rappresentanti degli agricoltori. Approva anche Coldiretti, che nei giorni scorsi ha presentato un sondaggio realizzato con Swg dal quale si apprende che gli italiani danno la colpa dei rincari “ai troppi passaggi intermedi che i prodotti fanno per arrivare dal produttore al consumatore“ (66% degli intervistati). Dice Coldiretti che “anche se nel 2007 il consumo di pasta in Italia ha registato un calo record del 4,5% – dati dei primi otto mesi dell`anno – l`Italia resta il principale consumatore mondiale di pasta con un consumo procapite medio annuo di 28 chili: tre volte più degli americani, dei greco o dei francese, cinque volte più dei tedeschi e degli spagnoli“. Chi vorrebbe rovinarsi una piazza tanto ricca?.

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