9 Settembre 2017

Fino a 8 buoni pasto per la spesa, ristoranti e agriturismo

ROMA Nuove regole per i buoni pasto. Da oggi entra in vigore il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che permette di spendere anche otto buoni pasto alla volta per fare la spesa, ad esempio in un supermercato, e che allarga anche le possibilità del loro utilizzo. Potranno infatti essere usati nei mercatini, negli agriturismi, negli spacci aziendali, negli ittiturismo oltre a bar, ristoranti, pizzerie, negozi. «Poterli usare per la spesa in campagna e negli agriturismi che aderiranno, potrà essere una nuova opportunità per i produttori e i consumatori», commenta Cia-Agricoltori Italiani, mentre Coldiretti sottolinea che si tratta di «una opportunità per 4 italiani su 10 che fanno la spesa dal contadino negli agriturismi e nei mercati degli agricoltori». Finora, ufficialmente, era possibile usare un solo ticket al giorno per fare la spesa ma in realtà è da tempo che i clienti staccano più di un buono pasto per pagare la spesa nei supermercati. Quindi il decreto del Mise, pubblicato lo scorso 10 agosto in Gazzetta Ufficiale, rende «lecita» una pratica che era già ampiamente diffusa e fissa una soglia di cumulabilità a otto ticket. Resta però in vigore il divieto di cederli a terzi ed è anche esclusa la possibilità di avere il resto. I buoni pasto, recita l’ articolo 4 del decreto, «non sono cedibili» né «commercializzabili o convertibili in denaro», sono «utilizzabili solo dal titolare» ed «utilizzabili esclusivamente per l’ intero valore facciale», ossia il valore dell’ importo specificato sul ticket. Per i buoni elettronici valgono le stesse regole. Il provvedimento del Ministero precisa poi che «le società di emissione sono tenute ad adottare idonee misure antifalsificazione e di tracciabilità del buono pasto». «Bene, era ora. È dall’ agosto 2015 che chiediamo di liberalizzare i buoni pasto, rendendoli cumulabili e permettendo al lavoratore di spenderli anche in un’ unica soluzione», afferma l’ Unione Nazionale Consumatori, sottolineando che in questo modo si mette fine anche alla «cresta» che alcuni esercenti facevano, trattenendo una percentuale, di solito il 10%. Critico, invece, il Codacons che chiede una «liberalizzazione totale» dei buoni pasto.

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