56 imputati per quote latte: proscioglimento o rinvio a giudizio?
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fonte:
- Eco del chisone
56 imputati per quote latte: proscioglimento o rinvio a giudizio?
Gravi accuse – I legali: “I provvedimenti dei Tar hanno sempre dato loro ragione, con sospensive o sentenze di merito“
SALUZZO – Per i 56 imputati dell`inchiesta sulle Cooperative Savoia condotta dalla Procura di Saluzzo, in collaborazione con la Guardia di finanza, è arrivato il momento della verità. Mercoledì 7 alle 9 si apre l`udienza preliminare. Il Gup, dott. Alberto Boetti, dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura e sostenuta dal dott. Maurizio Ascione in qualità di pubblico ministero. Cinque di loro sono accusati di essere stati, dalla fine del 1997 fino ad almeno tutto il 2004, “capi, promotori, costitutori, organizzatori dell`associazione per delinquere“ finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e dell`Unione europea e al falso in bilancio: si tratta di Giovanni Robusti, ex-parlamentare leghista, di Cristina Maestri, del saluzzese Denis Maero, di Francesco Robasto di Moretta e di Antonino Bedino di Scarnafigi, leader dei Cobas del latte cuneesi. Accanto a loro sfileranno altri 51 imputati, accusati di “Partecipazione nella associazione per delinquere“ in quanto nel periodo oggetto dell`indagine sono stati amministratori o sindaci delle società cooperative Savoia 1-6 e della Fgr Spa, dirigendole secondo modalità definite “criminose“ o omettendo “i dovuti controlli e la necessaria vigilanza sull`operato degli amministratori“. La maggior parte è residente nella provincia di Cuneo, una quindicina nell`area di pianura tra Saluzzo e Pinerolo. Lo specifico dell`imputazione è molto duro: scopo dell`associazione sarebbe stato quello di “lucrare (e far lucrare numerosi produttori aderenti, e non aderenti, alle cooperative Savoia, e verso i quali si procede separatamente) il corrispettivo della produzione del latte eccedente le quote fissate dagli organismi pubblici“. Come avrebbero fatto? Anziché trattenere il prelievo supplementare relativo al prodotto consegnato in esubero rispetto alla quota posseduta e versarne l`importo alla Agea (nel periodo in cui era in vigore la legge 468/92), le cooperative Savoia avrebbero stornato a favore dei produttori l`importo del prelievo a titolo di finanziamenti concessi dalla cooperativa, registrando tale uscita contabile come “anticipo su compensazione“. Con l`entrata in vigore del decreto Allemano, la Savoia 6 avrebbe ceduto alla Fgr Spa, la finanziaria di Robusti, i crediti vantati dalla cooperativa nei confronti dei caseifici, che sarebbero stati girati a favore dei produttori sotto forma di prestito o sovvenzione, ricevendone in cambio la cessione del credito (vantato nei confronti della Savoia 6 per il latte ad essa venduto) a titolo di pegno. Inoltre, gli imputati sono tutti accusati di aver propagandato all`interno degli ambienti della produzione lattiera l`inosservanza della normativa sulle quote latte: azione che avrebbe portato all`attuazione del sistema dello “splafonamento sistematico“. Su questo piano la questione si complica e scivola a livello “politico“, trasformandosi nella contrapposizione tra Cobas del latte da un lato e Coldiretti e Associazione produttori latte dall`altro. Quest`ultima, che insieme con Confagricoltura, Cia, Confcooperative, Codacons e Coldiretti si è costituita parte civile, ribadisce “la necessità, oltre che per una doverosa questione di giustizia, ma anche e soprattutto per una questione di mercato, di riallineare la produzione alla quota latte“. I Cobas difendono al contrario la produzione ad oltranza. Sembra trattarsi di posizioni inconciliabili. Tornando però al merito dei capi di imputazione del procedimento saluzzese, i legali della difesa sostengono che, anche qualora si ritenessero fondati i fatti contestati, si tratterebbe in ultima analisi di violazioni amministrative, già contestate in questi anni da Provincia di Cuneo e Torino con verbali di accertamento e l`applicazione di sanzioni amministrative, impugnati ed ora pendenti in Cassazione. Gli avvocati Paolo Botasso di Saluzzo e Alessandra Piano di Torino, legali di parte della maggioranza degli imputati, ricordano infatti che “i Tribunali che hanno dato torto ai produttori sono solo quelli civili. I provvedimenti dei Tar hanno sempre dato loro ragione, con sospensive o sentenze di merito“. Non ultimo quello del 24 gennaio del Tar di Torino, la cui sentenza sembrerebbe addirittura mettere in luce il contrasto tra la legge 119 del 2003 e i regolamenti europei. Sottolineano poi come, “nel corso delle indagini, il pm Maurizio Ascione aveva chiesto per alcuni imputati la misura cautelare sotto forma di arresto. Il gip dott.ssa Pasquali ha respinto tale richiesta ritenendo che i fatti per cui si procedeva non costituivano reato bensì violazioni amministrative“. La parola spetta ora al Gup, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta del pubblico ministero, mentre la difesa chiede il proscioglimento degli imputati. La prossima udienza è fissata per il 1º marzo. Francesco Lodola.
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