10 Giugno 2021

Liberatore, lo scultore sfrattato dal Vaticano (che gli ha pure danneggiato le opere)

vicenda  inizia  nel  2019,  quando  Pii  Stabilimenti  della  Francia  Roma  Loreto  hanno  dato  avvio  un’opera  di  ristrutturazione  di  uno  stabile  in  via  del  Vantaggio  7,  dove  dal  2009  sono  esposte  le  opere  dello  scultore  Bruno  Liberatore,  che  – da  affittuario  – consegna  le  chiavi  per  lavori  senza  entrare,  anche  causa  sopravvenuto  Covid.  NEL  CORSO  DEI  LAVORI,  ben  cinque  grandi  sculture  realizzate  da  Liberatore  subiscono  ingenti  danni,  di  cui  ci  si  è  accorti  solo  lavori  terminati.I  danni  si  stimano  superare  il  milione  di  euro.  Perché  hanno  rovinato  le  matrici  di  gesso originarie,  da  cui  poi  si  cola  il  bronzo  si  crea  l’opera  d’arte.  Nello  stabile  ci  sono  altre  tre  studi,  tutti  affittati  alla  famiglia  Liberatore:  uno  (da  52  anni)  allo  scultore,  uno  alla  moglie  (fotografa,  da  12  anni)  un  altro  alla  figlia  (stilista,  sempre  da  12  anni).  Tutti  con  contratti  6+6,  rinnovati  senza  problemi.  Gli  affitti  in  scadenza  sono  due:  lo  studio  della  moglie  quello  espositivo.I  contratti  erano  sempre  stati  rinnovati  per  una  consuetudine.  Adesso,  dopo  che  Liberatore  ha  chiesto  conto  – numerose  prima  lettere  poi  diffide  all’ambasciata  di  Francia  presso  la  Santa  Sede  alla  reggenza  dei  Pii  Stabilimenti  – questi  contratti  non  sono  stati  più  rinnovati  ed  è stato intimato lo sfratto. Dall’Ambasciata,  le  lettere  spedite  sono  addirittura  state  rinviate  al  mittente  senza  essere  aperte.  Alle  agenzie,i  Pii  Stabilimenti  hanno  così  risposto:  “Il  danneggiamento  delle  opere  citato  nell’articolo,  ove  rispondente  al  vero,  non  è  in  alcun  modo  ascrivibile  alla  proprietà  degli  immobili,  né  in  tal  senso  v’è  prova  alcuna”.  ha  aggiunto  di  non  essere  “a  conoscenza  di  alcun  pregio  – penalmente  rilevante  – delle  opere  citate  nell’articolo”.  Insomma,  anche  la  beffa,  se  pensiamo  che  Liberatore  è  il  primo  italiano  vivente  ad  aver  esposto  all’Hermitage  di  San  Pietroburgo.  “Giocano  scaricabarile  con  la  ditta”  dice  lui.  “È  una  ripicca”.  La  sua  causa  adesso  l’ha  presa  in  carico  il  Codacons,  che  ha  inviato  una  lettera  al  Papa  un  esposto  alla  Soprintendenza  che  ha  30  giorni  per  rispondere.  Luogo  di  esposizioni,  vernissage,  presentazioni,  insomma  uno  snodo  culturale  di  Roma  ben  noto,  da  dove  sono  passati  anche  grandi  artisti  contemporanei,  lo  studio  espositivo  è  uno  spazio  che  ha  una  tradizione  artistica:  in  passato  era  appartenuto  Jean  Baptiste  Wicar,  al  russo  Ivanov  al  pittore  scrittore  Carlo  Levi.  Quando,  presso  la  direzione  dei  Pii  stabilimenti,  Liberatore  ha  rivendicato  questa  tradizione,  gli  è  stato  risposto  “E  a-desso  non  sarà  più  così”.

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