5 Gennaio 2018

le toppe – arrivano circolari confuse e parziali mentre i ministeri in affanno si rimpallano la responsabilità sull’ emendamento proposto in agosto dall’ esecutivo
Se fosse un gioco si intitolerebbe “sacchetto bollente” per la rapidità con cui ieri ministeri e politica hanno cercato di rimpallarsi le responsabilità sul provvedimento del governo sui sacchetti biodegradabili per i prodotti sfusi (tipo frutta e verdura) che dall’ 1 gennaio sono a pagamento nei supermercati: ha causato una rivolta dei consumatori (l’ accusa al Pd è di aver fatto un regalo al colosso del settore Novamont) diventando argomento della campagna elettorale. Il primo a essere tirato in ballo dalla folla di consumatori che pretende di portare da casa i sacchetti per imbustare frutta e verdura è stato il ministero dell’ Ambiente. Il ministro Gian Luca Galletti già mercoledì aveva definito la norma un “atto di civiltà”. Ieri ha emesso un comunicato: “Ancorché qualunque pratica volta a ridurre l’ utilizzo di nuove borse di plastica risulti indubbiamente virtuosa, si ritiene che sul punto la competenza a valutarne la legittimità e la conformità alle normative igienico-alimentari spetti al ministero della Salute che allo stato, è orientato a consentire l’ utilizzo di sacchetti di plastica monouso, già in possesso della clientela, che però rispondano ai criteri della normativa”. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, prova così a mettere una toppa al sistema blindato che di fatto costringe i supermercati a far pagare ai clienti la sportina per gli alimenti: “No al riutilizzo dei sacchetti bio quando si acquista frutta e verdura al supermercato, ma sì all’ impiego di buste monouso nuove che il cittadino può portare da casa, risparmiando – spiega il segretario generale del ministero Giuseppe Ruocco, annunciando una circolare unica Ambiente e Salute – Bisogna assicurare il mantenimento dell’ igiene e della sicurezza dei locali, dunque, diciamo che si possono portare dall’ esterno dei sacchetti purché siano nuovi e non riutilizzati”. Biodegradabili o meno, non è specificato “ma tendenzialmente – aggiunge Ruocco – i sacchetti dovranno avere le stesse caratteristiche di quelli forniti dal supermercato. E siccome la responsabilità dell’ igiene dei locali è in capo agli esercenti, gli dobbiamo lasciare la facoltà di verificare che si tratti realmente di sacchetti nuovi”. Il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli, ha parlato di “pura teoria”: “Il consumatore per essere in regola dovrà trovare esattamente quelli che si usano nei punti vendita, dello stesso peso, biodegradabili e biocompostabili” e per i controlli “si andrebbe a creare un problema organizzativo incredibile e mille difficoltà per tutti”. Il Codacons ha invece annunciato centinaia di esposti in tutta Italia mentre un portavoce della Commissione europea ha confermato che la direttiva Ue (quella che sarebbe stata recepita dalla norma introdotta in Italia) ha sì l’ obiettivo di ridurne l’ uso ma non entra nello specifico del riuso dei sacchetti utilizzati per imbustare e pesare frutta e verdura, problema su cui prevale l’ aspetto sanitario. E dà comunque la possibilità di introdurre ulteriori “misure di mercato”. Su chi abbiaeffettivamente proposto l’ emendamento che ad agosto ha esteso il divieto anche alle buste ultraleggere nel dl Mezzogiorno, ieri è intervenuto il quotidiano La Verità attribuendone la paternità al senatore del Pd Massimo Caleo: “Io ho presentato l’ emendamento nel 2014 sulle sanzioni da comminare a chi immetteva nel mercato falsi bioshopper e che sono state riprese dalla norma di cui si discute”, spiega Caleo al Fatto. In effetti l’ emendamento nel dl Mezzogiorno è stato presentato dal governo. La deputata Pd Stella Bianchi, lo spiega al sito del Pd Democratica: “All’ inizio del 2017 si è aperta una procedura di infrazione europea nei confronti del nostro Paese perché non avevamo ancora recepito questa direttiva. Il ministero dell’ Ambiente ha quindi iniziato a predisporre le norme () ma non si riesce a completare il percorso perché si incrociano due procedure. A quel punto a mia firma, ma a nome di tutto il gruppo del Pd in ottava commissione, presentiamo un emendamento alla legge europea () Il percorso è lungo per cui non saremmo riusciti a evitare le multe della procedura di infrazione. Per cui il governo introduce questo emendamento, che è esattamente il decreto del ministero dell’ Ambiente, nel dl Mezzogiorno che è in quel momento in discussione in Senato”.
virginia della sala

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