21 Dicembre 2017

Ei fu. Triste e denutrito, scheletrico, morto già da vivo. Dove sono gli ambientalisti, quando servono? Perché non si fanno sentire? Forse Spelacchio era troppo sfigato anche per loro? L’ unica che ha preso la questione sul serio è stata Virginia Raggi. Sembra di vederla, mentre convoca d’ urgenza gli addetti del Comune. «Ragazzi, qui ci facciamo tutti una figura del cazzo». «Un’ altra?». È tutto inutile. Non c’ è più nulla da fare. Spelacchio, l’ albero di Natale di Roma che i russi hanno soprannominato toilet brush, spazzolone del cesso, a testimoniare ancora una volta il peso internazionale della Capitale, ci ha lasciato. Defunto. Andato. Finito. Doveva essere addobbato e luminoso, rigoglioso e splendente. Invece è buono solo per un pezzo di Gramellini sul significato della vita. Sin dal suo arrivo in Piazza Venezia, Spelacchio è apparso secco, ossuto, magro, emaciato. Tanto valeva metterci Fassino. Invece la giunta Raggi, per 48 mila euro, l’ ha fatto arrivare dal Trentino-Alto Adige. Lì, Spelacchio era un abete felice. Autonomo, indipendente, col vitalizio. Ancora qualche giorno e grazie a Sebastian Kurz avrebbe avuto anche la cittadinanza austriaca. Invece è stato prelevato dal Trentino e trasferito a Roma. Tasse, fisco, imposte, tributi. È come prendere Salvini da Milano e metterlo al Parlamento europeo. Non ce la fa. Non resiste. Spelacchio è morto ancor prima di arrivare a Roma, come un assessore al Bilancio qualunque. Gli hanno tagliato le radici e durante il viaggio non l’ hanno imballato con troppa cura. Ha preso freddo, s’ è ammalato ed è arrivato stanco e debilitato. Ha retto qualche giorno, ha lottato, poi ha chiuso i rami. Dopo Charlie Chaplin, Dean Martin e James Brown, un altro personaggio dello spettacolo se ne va sotto Natale. Perché Spelacchio, in quel breve arco di tempo trascorso a Roma, è diventato famoso. L’ hanno preso per il culo tutti, da Trastevere al Testaccio, dall’ Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno. Fu vera gloria? Quello di Spelacchio è il destino di tutti gli abeti trapiantati nelle piazze italiane per Natale. Solo che gli altri al panettone ci arrivano. Prendete quello esposto in Vaticano: alto, bello, maestoso, miracolo dell’ otto per mille. Spelacchio, nonostante i 21 metri d’ altezza, era brutto, striminzito, rachitico. Era come uno di quei compagni di scuola che nessuno si fila, come uno di quei colleghi cui tutti stanno alla larga. Era come Renzi nel Pd. E come Renzi nel Pd è stato lasciato solo. Si fosse chiamato Spelacchia, almeno la Boldrini avrebbe fatto osservare un minuto di silenzio alla Camera. Neanche quello. Sul caso Spelacchio è intervenuto anche il Codacons, che ha depositato un esposto in cui chiede alla Corte dei conti d’ indagare su un possibile danno erariale, oltre a invocare la rimozione da Roma di quel «vergognoso spettacolo per cittadini e turisti». Ma niente. La metropolitana resta dov’ è. © Riproduzione riservata.
filippo merli

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