26 Febbraio 2014

2,5 mln in fuga per la Svizzera

2,5 mln in fuga per la Svizzera

Era tutto pronto. Due milioni e mezzo di euro stavano per prendere la strada della Svizzera e planare su un conto corrente di una banca di Lugano riconducibile a Paolo Gioacchino Ligresti. Poi è intervenuta la guardia di finanza. E adesso la somma è sotto sequestro. Il braccio di ferro tra la magistratura e la famiglia Ligresti non conosce soste. Oggi, a Torino, comincerà il processo per una delle figlie di patron Salvatore, Jonella Ligresti, chiamata in causa – così come il genitore, i fratelli e alcuni manager – per i trucchi del bilancio di Fonsai. Ieri, alla vigilia del processo, il sequestro di 2,5 milioni di euro “in fuga” verso la Svizzero. Lo ha disposto il gip Paola Boemio, del tribunale del capoluogo piemontese, su richiesta del pm Marco Gianoglio. Si tratta del sequestro preventivo di un tesoretto destinato a Paolo Gioacchino, denaro contante e un cospicuo pacchetto di azioni Unipol-Sai (dopo la fusione con Unipol, i titoli Fonsai, Milano e Premafin hanno preso questo nome). Una società fiduciaria, dietro la quale – secondo le Fiamme Gialle – ci sono lo stesso Paolo e papà Salvatore, stava per dare il semaforo verde. Destinazione, un conto di Lugano intestato alla lussemburghese Limbo Invest SA, di cui Paolo Ligresti – che è cittadino della Confederazione Elvetica e che proprio per questo motivo, lo scorso luglio, ha potuto evitare l’ arresto – è socio e membro del cda. «È doveroso sottolineare – avverte l’ avvocato difensore di Paolo, Davide Sangiorgio – che qui non viene contestata l’ illiceità del trasferimento dei fondi». Non si tratta, in effetti, di un nuovo filone di indagine o di un’ altra ipotesi di reato, ma di un sequestro cautelare a scopo conservativo a tutela dell’ Erario e degli azionisti che – in caso di condanna – dovranno essere rimborsati: Paolo Ligresti è sotto processo e l’ amministrazione della giustizia vuole assicurarsi che non disperda il suo patrimo nio. Jonella Ligresti dovrà affrontare il tribunale dopo il no del gip Sandra Recchione alla proposta di patteggiamento a tre anni e quattro mesi di carcere e 30 mila euro di multa. I pm erano d’ accordo ma il giudice ha detto che la pena non è adeguata: non solo quella detentiva (la metà del massimo previsto) ma anche quella pecuniaria, che è vicina al minimo «malgrado la gravità del fatto». Il gip ha anche sottolineato che Jonella non merita le attenuanti generiche nella massima estensione: «L’ imputata – si legge nell’ ordinanza – ha reso una confessione scritta tanto generica quanto tardiva». «Si rileva infine – aggiunge – la assenza di gesti risarcitori». Il provvedimento, firmato lo scorso 28 gennaio, rivoluziona le consuetudini dei tribunali italiani, ma non per il caso Jonella. Il giudice Recchione, su invito di alcune associazioni di consumatori fra le quali il Codacons (patrocinato dall’ avvocato Tiziana Sorriento) ha sancito che le persone offese hanno il diritto di prendere parte all’ udienza di patteggiamento: non si possono costituire parte civile e nemmeno chiedere un rimborso spese, ma possono dare un parere sul patteggiamento, mettendo bocca in quello che la prassi delle aule di giustizia aveva trasformato in un affare fra imputato e pubblica accusa. Paolo Gioacchino Ligresti è l’ unico della famiglia che ha evitato l’ arresto in quanto cittadino svizzero. Lo scorso 27 gennaio 1.500 piccoli azionisti avevano chiesto di costituirsi parte civile contro di lui nell’ ambito del processo “Fonsai bis”, processo che lo vede a rischio imputazione.i.
mauro barletta

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