1 Marzo 2013

118, mazzata sulla casta

118, mazzata sulla casta

 

Necessità di nuove assunzioni creata ad arte, l’ appello ribalta la sentenza assolutoria di primo grado. Il Codacons chiede che i soldi tornino ai siciliani di Carlo Lo Re Ennesima brutta pagina di cronaca per la sanità siciliana, da anni sul banco degli imputati per il pesante contributo al buco di bilancio della Regione. La Sezione giurisdizionale d’ Appello della Corte dei conti ha infatti condannato ieri a risarcire 12,5 milioni di euro 17 deputati regionali in carica tra il 2005 e il 2006, sotto la presidenza di Salvatore Cuffaro, al momento in stato di detenzione nel carcere di Rebibbia, dove sta scontando una condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato alla mafia. La magistratura contabile, ribaltando la sentenza di assoluzione di primo grado, ha contestato le assunzioni di quegli anni nel servizio di emergenza-urgenza del 118 e il conseguente danno erariale. Ricordiamo che erano state raddoppiate le ambulanze in servizio, riducendo però il monte ore settimanale del personale in servizio e rendendo quindi necessarie delle nuove assunzioni. Questi i condannati: l’ ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro (dovrà risarcire 729.877,88 euro), i componenti della sua giunta Francesco Cascio (729.877,88), Michele Cimino (598.612,38), Antonio D’ Aquino (729.877,88), Fabio Granata (598.612,38), Innocenzo Leontini (598.612,38), Carmelo Lo Monte (598.612,38), Mario Parlavecchio (729.877,88), Giovanni Pistorio (729.877,88) e Francesco Scoma (729.877,88), i membri della commissione Sanità dell’ Ars dell’ epoca Giuseppe Arcidiacono, Giuseppe Basile, David Costa, Giancarlo Confalone, Nino Dina, Santi Formica e Angelo Stefano Moschetto (dovranno risarcire tutti 729.877,88 euro). Non si sono fatte attendere le reazioni, sia da parte del mondo politico che della società civile. «Apprendiamo con stupore come la Sezione giurisdizionale di Appello della Corte dei conti della Regione Siciliana ravvisi il danno erariale ed emetta a nostro carico una sentenza di segno opposto a quella di primo grado che, invece, aveva a suo tempo escluso qualsiasi responsabilità per colpa, in capo ai componenti della giunta regionale di allora», hanno dichiarato Cascio, Cimino e Scoma, che all’ epoca dei fatti erano rispettivamente assessori al Territorio, alla Cooperazione e al Lavoro. I tre tengono a precisare di aver «solo preso atto di una proposta dell’ allora assessore alla Sanità, Pistorio, peraltro, confermato da tutti gli assessori che si sono succeduti, quindi, non abbiamo avuto nulla a che fare con un coinvolgimento diretto nella questione». Si tira fuori pure Fabio Granata, sostenendo di non aver nemmeno partecipato alla giunta in cui fu presa la decisione oggetto della sentenza dei giudici contabili. «Mi occupavo di turismo e cultura, a stento so cosa è il 118», ha dichiarato l’ esponente di Futuro e libertà, preannunciando un ricorso in Cassazione che sicuramente avanzeranno tutti i condannati di ieri. Sul piede di guerra il Codacons, che chiede che i denari in questione siano restituiti ai cittadini siciliani. «Ancora una volta è stato dimostrato come in Sicilia i soldi pubblici vengano gestiti con sprezzo delle regole e del semplice buonsenso» ha affermato il segretario nazionale, Francesco Tanasi, «mentre gli ospedali sono al collasso e il servizio sanitario appare sempre più scadente, c’ è chi ha pensato di raddoppiare le ambulanze e diminuire le ore di lavoro del personale di servizio, dando vita ad assunzioni inutili e costose, pagate dalla collettività». Per Tanasi, «appare chiaro come questi soldi debbano ora essere restituiti direttamente ai cittadini siciliani, attraverso una riduzione delle tasse o mediante un potenziamento dei servizi in quei settori, come la sanità o i trasporti, che vedono la regione assai indietro rispetto alle altre realtà italiane». (riproduzione riservata)

di carlo lo re

 

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