27 Settembre 2002

«118, bloccate le cabine»

Linea dura di Viviana Beccalossi con la Telecom durante la visita alla centrale

«118, bloccate le cabine»

Le chiamate sono ancora molte. Altra truffa a Montichiari

Le chiamate a vuoto al 118 sono continuate anche ieri, creando disagi alla sala operativa che coordina gli interventi sanitari d?emergenza. In sensibile calo rispetto a domenica e lunedì, ma sempre troppe. Linee intasate che costringono, in certi orari della giornata, a lunghe attese chi deve segnalare un incidente o un malore. Turni estenuanti per gli operatori, costretti a rispondere centinaia di volte «Pronto 118» per non ricevere alcuna risposta e a chiedere aiuto ai carabinieri per usare i ponti radio in caso d?emergenza.
Anche dopo l?intervento della Telecom, con l?isolamento di buona parte delle cabine a gettone utilizzate da africani e asiatici per ricaricare schede internazionali o per telefonare a casa a sbafo, l?onda lunga prosegue. Continuano a chiamare al 118 (fa parte del codice da digitare) anche se il giochetto della ricarica è finito. Evidentemente il passa parola tra gli immigrati non è stato così rapido come quando il codice è passato di mano in mano.
«Situazione decisamente migliorata, ma non risolta, che si accentua nel primo pomeriggio aumentando di sera e di notte», ha affermato il primario del Civile Paolo Marzollo ieri pomeriggio durante la visita del vicepresidente della Regione Lombardia Viviana Beccalossi e di alcuni funzionari della Telecom alla centrale operativa del 118.
Mentre Fiorenzo Benzoni di Telecom Lombardia e i suoi due colleghi spiegavano a Marzollo, agli operatori del 118 e ai giornalisti quanto la Telecom aveva fatto nel fine settimana per modificare le schede delle 2.600 cabine della Lombardia – una su due quelle a posto – facendo cessare la truffa della ricarica, i cinque centralinisti del 118 hanno continuato a ricevere telefonate mute tra un incidente, un malore e richieste di ambulanze da Isorella e Orzinuovi.
«Ma come fate a dire che ogni ora si ricevono dieci chiamate mute, se in cinque minuti ne ho contate sei solo da questo telefono», ha rimarcato, decisamente seccata, Beccalossi. Poco prima Fiorenzo Benzoni – dell?ufficio stampa Telecom – aveva fornito i dati ufficiali: 2.000 chiamate a vuoto lunedì; 1.300 mercoledì; 316 sino alle 13 di ieri. Il primario Paolo Marzollo è intervenuto affermando che «al pomeriggio iniziano i guai in centrale: gli immigrati smettono il lavoro e entrano nelle cabine».
Provocatoriamente Viviana Beccalossi ha lanciato una proposta shock: «Se la Telecom non riesce a risolvere il problema quando in gioco c?è la vita umana, che venga proibito agli immigrati di usare le cabine. Chiudetele. Così la smettono di intasare le linee facendo rischiare la vita ai bresciani».
Tra la Beccalossi e Benzoni il botta e risposta è proseguito per alcuni minuti, mentre i telefoni trillavano. Benzoni ha rimarcato che «non tocca a noi decidere questo. La Telecom ha fatto il possibile e non si può impedire alla gente di chiamare il 118». Il vicepresidente della Regione ha annunciato che oggi alle 10 incontrerà il prefetto. Riproporrà la questione cabine chiuse.
Beccalossi ha anche chiesto chi pagherà: «La Finanziaria ci sta massacrando. La Regione non ha soldi da buattar via. Chi paga le telefonate degli immigrati?». La Telecom, è stata la risposta secca da parte dell?ufficio stampa, mentre Marzollo ha ribadito: «La vita umana non ha prezzo e gli organici al 118 sono stati potenziati per far fronte all?emergenza telefonate».
Il Codacons ha presentato un esposto all?Autorithy delle comunicazioni chiedendo se la Telecom abbia responsabilità. E mentre Digos e Polizia postale, coordinate dalla Procura, indagano per risalire a chi ha organizzato la truffa scoprendo il codice che ha permesso di telefonare gratis dalla cabine del nord Italia dopo aver acquisito un credito, ecco il «caso Montichiari».
Un anno fa – ha rimarcato Lucio Mastromatteo direttore generale degli Spedali civili – per oltre sei mesi immigrati africani hanno telefonato a casa gratis. Di notte chiamavano il centralino dell?ospedale di Montichiari, componevano il codice per by-passare le barriere protettive e poi il loro numero. Un danno da 50 milioni di vecchie lire. E sempre per un codice segreto passato di mano in mano.

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