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- Il Mattino
Susy Malafronte POMPEI. Il venerdì nero agli scavi comincia con un volantino, in italiano e in inglese, attaccato sui cancelli del sito archeologico più conosciuto al mondo. Lo hanno affisso, all’ alba, i lavoratori per spiegare ai turisti, e per scusarsi con loro che hanno atteso con pazienza l’ apertura del sito, i motivi della protesta. I sindacati, intanto, annunciano altre assemblee fino all’ 8 luglio, data della convocazione dei sindacati da parte del ministro Bray. L’ icona della cultura italiana ha lasciato, per l’ ennesima volta, fuori i turisti. Circa seicento stranieri, ieri, hanno atteso per tre ore, sotto il sole e senza assistenza, prima di poter entrare nell’ area archeologica. Rispetto all’ ultimo sciopero, che lasciò fuori i cancelli di Pompei più di duemila stranieri, i tour operator non sono stati colti di sorpresa, riuscendo in tempo a dirottare i grandi flussi verso altre mete turistiche. Le costiere amalfitane e sorrentine, Capri, Ischia e il Vesuvio sono state, così, prese d’ assalto dai turisti rifiutati dal sito archeologico. «Scioperi e code a Pompei sono un danno per il Paese». Lo fa notare Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale italiana per l’ Unesco, che invoca per i beni culturali l’ intervento del presidente del Consiglio Enrico Letta. «Ha detto ? ricorda Puglisi – che si sarebbe dimesso se ci fossero stati tagli alla cultura. Qui di fatto qualche taglio alla cultura c’ è, seppure camuffato». Sul tema, spiega Puglisi, «la penso come il ministro Bray: senza una precisa scelta strategica nessuno può stampare cartamoneta, men che meno il ministro dei Beni Culturali. È un problema serio e mi appello al senso di responsabilità di tutti, ma non certo al senso di responsabilità dei turisti che sono quelli che poi vanno là, chiedono un servizio e trovano invece le porte chiuse. Abbiamo messo Pompei tra i patrimoni dell’ Umanità e l’ umanità ne deve poter fruire». «Senza il contributo dei privati, senza una legge di defiscalizzazione e semplificazione, senza una gestione manageriale dei siti, la cultura chiude». Così il presidente della commissione cultura di Palazzo Madama Andrea Marcucci del Pd ha commentato l’ ennesimo «caso Pompei». Per il presidente del consiglio regionale Paolo Romano «quanto accaduto a Pompei sconcerta e addolora». «Anche se le problematiche dei lavoratori richiedono la giusta considerazione – dice – chiudere le porte ai visitatori di uno dei primi siti archeologici del mondo non è la strada giusta per uscire dalla crisi». Il leader del Movimento diritti civili, Franco Corbelli, invece, lancia l’ idea di «affidare ad uno sponsor privato il restauro di Pompei». Il presidente Codacons Carlo Rienzi, intanto, chiede un intervento urgente delle autorità, affinché consentano «l’ accesso gratuito ai tanti turisti in attesa e ripristino una situazione di normalità». Ai disagi dei turisti si affiancano i diritti dei lavoratori. «Vogliamo portare la vertenza Pompei ? dicono in coro lavoratori di Cgil, Cisl e Uil – al centro dell’ agenda del Governo e del Parlamento. Il sito archeologico, aperto 365 giorni l’ anno, tra i più famosi del mondo, produce un mare di soldi. L’ incasso medio annuo è di 22 milioni di euro. Non ci sono, però, i soldi per pagare il personale che da decenni sciopera per gli stessi motivi». C’ è poi la vicenda degli scavi «proibiti»: 50 domus su 73 agibili sono chiuse per mancanza di personale. A Pompei è di scena l’ ennesimo paradosso all’ italiana. Così i turisti che arrivano da ogni parte del mondo si trovano di fronte ai cancelli chiusi di più della metà delle case visitabili sulla carta, ma interdette per carenza di vigilanza. Secondo Antonio Pepe della Cisl «si andrà sempre peggio. I pensionamenti e il blocco del turn-over farà chiudere definitivamente il sito archeologico». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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