11 Maggio 2003

11 maggio 2003 – Comunicaro stampa del Comitato Promotore del Referendum per l’ Abrogazione dell’Elettrodotto Coattivo

    COMITATO PROMOTORE DEL REFERENDUM PER LA ABROGAZIONE DELL’ELETTRODOTTO COATTIVO c/o CODACONS, Roma v.le Mazzini 73
    Tel: 063721573 – 063725809 – 063724971 Fax: 063701709 – 0637353067 – 0697618016

     

    COMUNICATO STAMPA
    Quotidiani, Redazioni Nazionali – Settimanali – Periodici di politica e cultura – Agenzie di stampa

     

    IL COMITATO PROMOTORE DEI REFERENDUM AMBIENTALI SI RIVOLGE AL CAPO DELLO STATO PER IL RIPRISTINO DELL’ HABEAS CORPUS – DOPO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON HA AMMESSO IL REFERENDUM SUI RESIDUI TOSSICI NEGLI ALIMENTI- E DEL DIRITTO DI INFORMAZIONE SUL REFERENDUM SULL’ELETTRODOTTO COATTIVO CANCELLATO DAI MEDIA 
     

    Il Comitato Promotore dei referendum ambientali – per l’abrogazione dell’elettrodotto coattivo, per il divieto di residui tossici negli alimenti, per la fine delle agevolazioni per l’impiego dell’incenerimento dei rifiuti – il primo dei quali porterà gli italiani alle urne il prossimo 15 giugno, ha scritto al Capo dello Stato, chiedendo di essere ricevuto, per a) contestare il silenzio dei media sul referendum sull’elettrodotto coattivo, b) chiedere l’alto intervento del Presidente per far rispettare alla Rai l’obbligo di informazione – che la Commissione Parlamentare di Vigilanza ha stabilito a decorrere dal 23 aprile scorso e che la RAI a tutt’oggi ha ignorato – e c) stigmatizzare l’operato della inutile Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che ancora una volta ha dimostrato la sua inerzia, disciplinando l’accesso radiotelevisivo per il referendum con effetto dal 13 maggio 2003, a quattro mesi dalla sentenza della Corte Costituzionale di ammissibilità del referendum e a solo un mese dal voto referendario.
    Il Comitato promotore solleva anche lo scandalo dei referendum ambientali non ammessi – in particolare di quello per il divieto di residui tossici negli alimenti – e osserva che la motivazione addotta dalla Corte nel dichiararne la inammissibilità costituisce un arretramento di civiltà. La Corte infatti – asseriscono il Portavoce del Comitato Promotore dott. Livio Giuliani e il Presidente del CODACONS avv. Carlo Rienzi – ha equivocato sul concetto di tossicità scambiando le sostanze tossiche – di cui al quesito referendario – che sono ben conosciute e in numero finito, con le sostanze potenzialmente tossiche – che sono in numero indeterminato. La Corte ha concluso perciò che la pretesa referendaria avrebbe introdotto il divieto di azioni inconsapevoli -la produzione e la distribuzione di sostanze potenzialmente tossiche negli alimenti – laddove il quesito referendario avrebbe vietato comportamenti sicuramente colpevoli: la produzione e la distribuzione di alimenti contenenti sostanze tossiche, a causa dei loro effetti ben conosciuti che ne hanno determinato la classificazione di tossicità in medicina legale!
    Il latinorum – come diceva Manzoni a proposito dell’avvocato Azzeccagarbugli – in questo caso fa arretrare il livello di civiltà del Paese. Così sostengono i promotori del referendum non ammesso dalla Corte Costituzionale, perché vietare agli elettori di difendere il proprio corpo e permettere così – come fa la Corte – che il corpo sia violato non per ragioni di giustizia, ma per ragioni economiche in relazione con le attività di produttori e distributori alimentari, è una violazione dell’Habeas Corpus, il principio introdotto in Inghilterra nel 1215 con la Magna Carta Libertatum.
    Non si tratta qui – asseriscono i promotori del referendum – soltanto di una violazione della democrazia, con l’impedimento di un referendum motivato con un gioco di parole, ma di una violazione di un principio di civiltà. Pretendere che nella nostra civiltà la produzione alimentare non possa avvenire senza la contaminazione degli alimenti con sostanze tossiche significa affermare – a giudizio dei promotori del referendum – che questa civiltà ha bisogno di tributi di malattia e morte.
    Come quella azteca.

    Roma, 11 maggio 2003  

    P. Comitato Promotore del referendum di cui al DPR 9/4/2003 – Elettrodotto coattivo e degli altri referendum ambientali non ammessi, con sede in Roma c/o CODACONS    

     

                                             dott. Livio Giuliani                                                          avv. Carlo Rienzi 
                                                primo firmatario e portavoce                                          firmatario e presidente                                                                                                                                          CODACONS
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