BOLLETTE PIÙ CARE PER LE SECONDE CASE E PER CHI CONSUMA MENO: ECCO LE NOVITÀ DELLA RIFORMA DELLE TARIFFE ELETTRICHE
Addio alle tariffe elettriche “progressive”, ovvero a quel sistema per cui, a parità di costi di servizio, chi consumava di più pagava anche una quota per chi, invece, consumava meno. Quarant’anni dopo la sua introduzione il meccanismo per cui il prezzo di ogni singolo kWh cresce al crescere del volume di energia prelevata dalla rete elettrica va in pensione: lo chiede l’Europa. Ora, con la riforma delle tariffe elettriche domestiche, le cose cambiano: e per alcuni, non certamente in meglio.
LA RIFORMA
La deliberazione 2 dicembre 2015 582/2015/R/EEL dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico ha recepito la direttiva europea sull’efficienza energetica (2012/27/Ue), sulla base di quanto previsto dal Parlamento e dal Governo (con la legge n. 96/2013 e con il decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102).
In questo modo ha preso forma una generale riforma delle tariffe elettriche, la più importante dalla crisi petrolifera del 1973, caratterizzata da una serie di novità per i cittadini. Il termine di questo processo di transizione è fissato al 1° gennaio 2018.
CHI CI GUADAGNA?
Gli obiettivi dell’Autorità saranno anche condivisibili (“ottenere una tariffa lineare, più equa, più trasparente, più aderente ai costi dei servizi forniti dal sistema elettrico e anche più adatta a stimolare investimenti rivolti verso un sistema energetico più sostenibile”), ma la riforma dispiega effetti diversi sull’utenza: insomma, alcuni ci guadagnano e altri ci perdono.
Il provvedimento, infatti, favorisce i “grandi” consumatori: secondo i dati diffusi da Ref Ricerche a beneficiare delle novità introdotte saranno proprio i profili di consumo più elevati, residenti e non residenti, nuclei familiari numerosi o proprietari di abitazioni ad alto dispendio energetico, con consumi sopra i 3000 kWh.
CHI CI RIMETTE?
Lo ammette anche l’Autorità, d’altra parte: qualcuno ci rimette. “È vero che una famiglia che oggi consuma poca energia elettrica e che non interverrà per efficientare ulteriormente i propri apparecchi o i propri comportamenti vedrà la propria bolletta aumentare”. Ma, in sostanza, di chi si tratta? La risposta arriva ancora da Ref Ricerche: Per le prime case crescerà il peso di una delle quattro voci principali che compongono la bolletta, cioè la quota fissa della tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore (ovvero, la voce della bolletta relativa agli importi sostenuti per misurare e far arrivare nelle nostre case l’energia elettrica) che vale, in media, il 15% del totale.
Il vero problema, però, riguarda le seconde case: in questo caso l’incremento del peso delle quote fisse è maggiore perché riguarda due delle quattro voci principali che compongono la bolletta: quella relativa alla tariffa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore e gli oneri di sistema (cioè i costi per sostenere attività di interesse generale per il sistema elettrico: incentivi, agevolazioni..), che complessivamente valgono in media il 40% della bolletta totale.
CONSUMI POCO? PAGHI DI PIÙ
Oltre al danno, la beffa: tra i non residenti a pagare la bolletta più salata è chi consuma poco, perché non beneficia particolarmente della omogeneizzazione degli scaglioni, mentre viene penalizzato dal corrispettivo fisso. Tanto per fare un esempio per gli utenti con un consumo annuo di 1200 Kwh è arrivato un aumento del 54% tra il quarto trimestre 2016 e i primi tre mesi del 2017, solo parzialmente compensato nei mesi successivi.
L’INIZIATIVA CODACONS
Il Codacons, in questa fase, monitora la situazione e raccoglie la manifestazione d’interesse di tutti i cittadini interessati, senza alcun impegno ad aderire alle iniziative future: cliccando qui puoi inviare la tua pre-adesione gratuita. In questo modo, inoltre, sarai puntualmente aggiornato su tutte le novità e le iniziative legati avviate dal Codacons.
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