22 Marzo 2019

«Rifiutai di versare il denaro Ho rischiato di perdere tutto»

lui e due medici accusati di concussione per la vicenda del software
«Prima Serpelloni mi prospettò la possibilità di un’ espansione poi disse che una sua collaboratrice aveva perso il lavoro e che avremmo dovuto trovare una percentuale, per il lavoro svolto dal 2007, per compensarla. Risposi che non era possibile, noi facevamo assistenza e manutenzione, e che sarei stato disponibile a trovare qualcosa per il futuro». Pacato, preciso e quasi «chirurgico» Corrado Bettero, patron di Ciditech ha iniziato così la sua deposizione davanti al collegio presieduto da Sandro Sperandio e al pm Paolo Sachar. E ha parlato per più di 4 ore.Era il novembre 2012, il direttore del Ser.D. aveva un incarico a Roma e rientrava solo il fine settimana: «Quando ci salutammo percepì un irrigidimento da parte sua, ma mai mi sarei aspettato una richiesta del genere. Fu pesante. Era importante, all’ epoca aveva un potere forse maggiore a quello di un ministro. Il Dipartimento antidroga muoveva tutti i finanziamenti in quel campo». E la sua srl aveva realizzato il software MFP, la piattaforma pagata dalla Regione Veneto nel 2000 e di proprietà dell’ allora Ulss20, ovvero il «protocollo esportabile in tutte le regioni italiane per migliorare i trattamenti delle persone affette da dipendenze». E attorno a quel software ruotano, dal 2013, procedimenti amministrativi, disciplinari e il processo che vede imputati il direttore del Ser.D., il dottor Giovanni Serpelloni, i suoi collaboratori e colleghi, Oliviero Bosco, Maurizio Gomma, che devono rispondere di una tentata concussione e di una concussione consumata.Turbativa d’ asta è invece l’ accusa mossa alla dottoressa Claudia Rimondo e ai rappresentanti della Studio C, Andrea Cacciatori e Luca Canzian, che si aggiudicò la gara per la manutenzione centralizzata del software MFP dopo che Ciditech consegnò i codici sorgente. Perchè il rifiuto di Bettero di soddisfare le richieste di denaro di Serpelloni, come ieri ha ripetuto più volte, rappresentò la fine di una collaborazione decennale (il collegio difensivo è composto dagli avvocati Avanzi, Pezzotti, Palumbo, Bisighin e Avesani).«Tre giorni dopo ci sentimmo e mi disse che non gli era piaciuto il mio atteggiamento e che da quel momento sarebbero stati messi in discussione i rapporti con le Ulss (a cui Ciditech forniva assistenza sulla base di contratti). Aggiunse anche :”le nostre strade si dividono”. In due giorni rischiavamo di perdere tutto ma non per problemi di lavoro o tecnici, per altro».E nella ricostruzione sono entrate le richieste di spiegazioni da parte di altre Ulss perchè era in programma la manutenzione centralizzata per le 170 strutture (con 50-60 server differenti) che usufruivano del software. «Ci chiesero i codici sorgente che non eravamo disposti a dare». Lo fecero poi quando, nero su bianco, venne scritto che la proprietà era dell’ Ulss 20. Ma i rapporti non migliorarono e infine nel dicembre 2013 arrivò la lettera firmata da sei medici con la quale si chiedeva a Ciditech la somma di 100mila euro per la «proprietà intellettuale».«Non era su carta intestata e si diceva che il denaro sarebbe andato all’ Ulss 20». Ha proseguito nella cronologia della degenerazione dei rapporti parlando della richiesta di preventivo per la gara legata alla manutenzione centralizzata. «Non rispondemmo, era troppo generica, una facciata e mezza per 170 strutture. Come facevamo a formulare un’ offerta? Gomma ci rispose che avevamo tutti i dati e che eravamo noi a dover inviare i dettagli. La cosa fuori dalla realtà era il prezzo: 39.500 euro, un quinto del valore per quello che si chiedeva». Poi la seconda richiesta dei 100mila euro, la lettera con la quale Bosco e Gomma «chiedevano che la loro quota venisse devoluta alla Caritas». Era il marzo 2014 e delle missive venne informato l’ allora dg dell’ Ulss Maria Giuseppina Bonavina. Nel frattempo la manutenzione era stata affidata ad altri e a quel punto Ciditech inviò mail ai clienti per sollevarsi da responsabilità sulla genuinità del software. Poi nel novembre 2014 l’ esposto presentato per conto di Ciditech dall’ avvocato Luca Tirapelle. «Perchè avete aspettato così tanto a denunciare?», gli è stato chiesto dalle difese.«Perchè dopo che in settembre l’ Ulss aveva intrapreso azioni contro i medici è arrivata dal Codacons una diffida che asseriva l’ esistenza di una convenzione dei tre medici che avevano ceduto i diritti di MFP e che ci intimava di cessare qualsiasi attività». Per lui fu troppo.
fabiana marcolini

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