30 Giugno 2013

Il monsignore e quei 20 milioni fantasma

Il monsignore e quei 20 milioni fantasma

ROMA – Il confronto con i magistrati è fissato alle 10 di domani a Regina Coeli. Da una parte il gip Barbara Callari ed i pm Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci, dall’ altra monsignor Nunzio Scarano, ex responsabile del servizio di contabilità analitica dell’ Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), l’ organismo che gestisce i beni della Santa Sede. I primi contesteranno le accuse di corruzione e di calunnia legate al tentativo, naufragato, di far rientrare in Italia 20 milioni di euro, sospettati di essere frutto di un’ evasione fiscale, degli armatori D’ Amico. L’ alto prelato dovrà difendersi e, come ribadito ieri dal suo legale Silverio Sica, «chiarirà il suo ruolo e, soprattutto, la sua mancanza di un interesse personale nella vicenda». Scarano, in particolare, dovrà rispondere a domande su quella che, per gli inquirenti, è una disinvolta ed anche spregiudicata movimentazione di danaro. Un’ attività che ha indotto gli inquirenti ad aprire un altro fronte di indagini: quello dell’ origine delle ingenti disponibilità finanziarie ed immobiliari dell’ alto prelato, il quale risulta titolare di due conti correnti presso lo Ior, uno personale e l’ altro, denominato “fondo anziani”, per la raccolta di donazioni. All’ interrogatorio di garanzia di Scarano faranno seguito quelli dei suoi due complici: il broker finanziario Giovanni Carienzo, detenuto a Napoli, e dell’ ex sottufficiale dei Carabinieri Giovanni Maria Zito, all’ epoca dei fatti, luglio 2012, distaccato presso l’ Aisi ed ora recluso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Questi ultimi due atti istruttori saranno tenuti per rogatoria da gip delle città in cui sono detenuti i due indagati. Per tutti e tre i protagonisti della vicenda l’ accusa è di concorso in corruzione. Per Scarano l’ ulteriore imputazione di calunnia si riferisce ad una falsa denuncia di smarrimento di un assegno da 200mila euro consegnato, in realtà, a Carienzo come saldo del compenso per il suo ruolo svolto. Ci sono poi le posizioni degli armatori D’ Amico: alcuni di loro sarebbero indagati per evasione fiscale e nei prossimi giorni dovrebbero ricevere l’ avviso di garanzia per essere interrogati. Venerdì, a commento della vicenda, si sono dichiarati estranei alla vicenda e pronti a fornire ogni chiarimento all’ autorità giudiziaria. E sugli affari che toccano lo Ior torna ieri il Codacons con l’ annuncio di un esposto alla procura di Roma in cui si chiede di indagare per frode fiscale e riciclaggio «in relazione ad alcune compravendite sospette di immobili in capo alla banca vaticana». Nel mirino dell’ associazione di utenti e consumatori gli immobili appartenuti ad una famiglia romana e donati alla banca vaticana.

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