3 Dicembre 2015

Il Dieselgate arriva anche a Padova perquisita la Porsche, otto indagati

Il Dieselgate arriva anche a Padova perquisita la Porsche, otto indagati
la procura indaga per frode, finanza nella sede del colosso tedesco e nelle case di due manager trevigiani

PADOVA Il primo refolo di vento, diventato tempesta ieri mattina, soffiava leggero il 2 novembre. Sul tavolo del procuratore capo di Padova Matteo Stuccilli, un esposto firmato dalla sede romana del Movimento Difesa del cittadino. Racconta che le Porsche Cayenne diesel immatricolate nel 2015 e che sotto la livrea della casa di Stoccarda montano il motore 6 cilindri, inquinano. Sotto accusa, così come era stato ad ottobre per il caso Volkswagen, la centralina elettronica delle auto, in cui sarebbe stato installato un software in grado di determinare emissioni di gas diverse da quelle comunicate o risultate dai controlli. Da qui il procuratore capo Stuccilli e l’ aggiunto Valeria Sanzari sono partiti nel coordinare le indagini del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Esplose ieri mattina con la perquisizione delle Fiamme Gialle alla sede padovana di Porsche Italia, quando l’ esposto dell’ associazione di tutela dei cittadini, è diventato un’ inchiesta per frode in commercio che vede indagati il direttore generale di Porsche Italia, il trevigiano Pietro Innocenti; il direttore amministrativo e finanziario Luca Baldin, di Montebelluna, e gli altri sei componenti – tutti tedeschi e residenti a Stoccarda – del consiglio di amministrazione di Porsche Italia. Il cuore dell’ inchiesta, al momento ancora agli albori, gli uomini della Finanza l’ hanno cercato a lungo nelle otto ore di perquisizione a cui ha fatto da teatro lo stabile di Corso Stati Uniti 35, a Padova, dove il colosso delle auto sportive tedesche ha il suo quartier generale per l’ Italia. I finanzieri si sono presentati con in mano il decreto di perquisizione ieri mattina, nei momenti esatti in cui i dipendenti erano pronti a iniziare un’ altra giornata di lavoro. Se ne sono andati dopo quasi otto ore, alle 15, con le macchine cariche di scatoloni e documenti cartacei. Nelle chiavette usb invece, i file archiviati nei computer dei manager della filiale italiana di Porsche. Non solo perquisizioni in corso Stati Uniti però, perché nelle stesse ore altre pattuglie del Nucleo Tributario della Finanza stavano perquisendo le abitazioni nel Trevigiano di Pietro Innocenti e Luca Baldin, da poco insediati sulle poltrone più importanti del Cda «italiano» di uno dei marchi storici dell’ automobile, da sempre sinonimo di velocità e fascino. Il prossimo passo dell’ inchiesta, dopo che ieri è stata acquisita l’ intera documentazione del consiglio di amministrazione e i resoconti delle vendite, sarà quello di verificare se tra le macchine importate in Italia, per essere commercializzate, ci siano anche quei suv Cayenne Turbo diesel a 6 cilindri accusati di portare nel cuore del motore i software che, in fase di omologazione, riducono le emissioni di anidride carbonica. Salvo poi, una volta in strada, rilasciare emissioni ben più alte di quelle permesse dalla legge. Come detto a dare la stura all’ intera inchiesta è stato l’ esposto vergato, a livello nazionale, dal Movimento Difesa del Cittadino, che in Veneto ha tre sedi: a Padova, a Silea (nel Trevigiano) e a Castel Nuovo del Garda, in provincia di Verona. L’ esposto, fanno sapere, ricalca in gran parte la stessa segnalazione indirizzata a ottobre alla procura di Verona (per Volkswagen) e a quella di Bologna (per Lamborghini) da parte del Codacons. Primi passi di altrettante inchieste nate dopo la pubblicazione, negli Stati Uniti, del rapporto dell’ Epa, l’ agenzia di protezione ambiente degli Usa, che aveva svelato il presunto imbroglio della casa di Wolfsburg che sui motori V6 montavano il sensore in grado di far riconoscere alla macchina quando si trovava sul rullo per l’ omologazione, e così contenere le emissioni, a differenza della strada, dove lo scarico poteva liberare molta più Co2 e aumentare le prestazioni riducendo i consumi. Non solo un «copia e incolla» di quanto già visto però. Perché questa volta a corroborare l’ esposto (inoltrato a Padova con le accuse di frode in commercio, truffa e disastro ambientale) ci sarebbero anche le segnalazioni di alcuni proprietari dei Cayenne immatricolati nel 2015 che dopo l’ esplosione del «Dieselgate» Volkswagen avrebbero tenuto d’ occhio le emissioni delle loro macchine e si sarebbero resi conto di quanto siano inquinanti. Un’ autodenuncia quindi finita a fare da fondamenta all’ inchiesta padovana, dal momento che ogni macchina con il marchio Porsche venduta in Italia, passa per la città del Santo. Per il resto bocche cucite al quarto piano del palazzo di Giustizia dove il procuratore Stuccilli e l’ aggiunto Sanzari attendono l’ esito dei controlli incrociati, che inizieranno oggi, da parte della Finanza.
 

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