20 Dicembre 2022

DENUNCIAMO LA BRUTALE REPRESSIONE DELLA RIVOLTA DELLE DONNE IN IRAN

    Da mesi ormai la Repubblica islamica dell’Iran sta reprimendo nel sangue le rivolte scoppiate, in difesa dei diritti delle donne, in seguito all’uccisione da parte della cd “polizia morale della ragazza curda, Mahsa Amini, colpevole di essersi messa il velo in maniera “disordinata e sfrontata”. In questo contesto sembrerebbe che la repressione governativa abbia utilizzato, tra l’altro, cartucce per fucili prodotte dall’azienda italo francese Cheddite.

    In ragione della gravissima violazione dei diritti umani, ed in particolare dei diritti delle donne, che tali fatti configurano  il Codacons ha presentato una denuncia alle Procure competenti e mette a disposizione di tutte le donne italiane una nomina di parte offesa per segnalare alla magistratura la propria posizione.

     

    I FATTI

    È a tutti nota la situazione drammatica che si sta verificando in Iran, ove sono in corso da più di due mesi manifestazioni antigovernative,  cominciate per l’uccisione da parte della cd “polizia morale della ragazza curda, Mahsa Amini, colpevole di essersi messa il velo in maniera disordinata e sfrontata tale da attirare le attenzioni dei carnefici che girano per le strade di Teheran, un gruppo dei quali l’ha caricata su un furgone dove la ragazza è stata uccisa a pugni e calci su tutto il corpo.

    L’insurrezione nazionale viene definita “rivoluzione delle donne”, evento dalla portata senza precedenti in Iran e nel mondo. Si sono uniti alla rivolta uomini di ogni età, classe sociale ed etnia in una coraggiosa dimostrazione di rabbia comune verso la brutalità della polizia, l’ingiusta presa di mira della giovane curda e il governo autoritario del regime islamico. Lo slogan delle proteste, che risuona ovunque è:“Donna, vita, libertà” (Zan, Zendegi, Azadi). Le forme di azione collettiva nel paese sono plateali: giovani donne che bruciano i foulard, alcune che si tagliano i capelli in segno di lutto per Mahsa; altre che sfregiano le immagini dei leader clericali; altre ancora che camminano provocatoriamente senza velo. Fin dall’inizio, giovani uomini si sono uniti alle proteste, iniziando a un certo punto a tirare pietre alla polizia e poi ad attaccare stazioni e veicoli di polizia.

    Si tratta, dunque, di rivolte contro il regime islamico e relative, tra l’altro, alla difesa dei diritti delle donne, che il governo iraniano sta reprimendo nel sangue.

    In questo contesto, la stampa ha diffuso la notizia secondo cui l’azienda italo francese Cheddite avrebbe prodotto alcune armi utilizzate dal regime islamico. Si legge in particolare su La Repubblica del 12.12.2022 (“Azienda di Livorno sotto accusa: “Le sue cartucce alla polizia morale di Teheran” di Luca Serranò): “Tredici cartucce rinvenute in 8 diverse città iraniane. Una prova schiacciante, secondo le conclusioni di un’inchiesta giornalistica dell’emittente France 24, del ruolo avuto nella repressione imposta dal regime degli ayatollah. Esplode la polemica sulla Cheddite, storica azienda con base a Livorno specializzata nella produzione di cartucce da caccia, le stesse che sarebbero state impiegate – con fucili a pompa – dalla polizia morale iraniana sugli inermi manifestanti”.

    Secondo l’inchiesta di France24 “Le cartucce per fucili prodotte dalla ditta italo-francese Cheddite, il cui logo è un drago alato che afferra con gli artigli il mondo e che ha le sue sedi operative a Livorno e Bourg-lès-Valence, sarebbero state utilizzate per reprimere il dissenso e sedare le proteste in Iran. È quanto ha rivelato un’indagine di The Observers, il team investigativo di France 24 che ha chiesto agli iraniani di inviargli foto e testimonianze di munizioni scariche recuperate durante le proteste esplose dopo la morte della 22enne Mahsa Amini. “Il team ha analizzato più di 100 foto e video che mostrano – oltre a lacrimogeni e fucili – proiettili utilizzati dalle forze di sicurezza iraniane”, si legge nella relazione dell’Observers, e 13 fra quelli rinvenuti, recuperati in 8 diverse città iraniane, hanno il logo Cheddite”.

    Inoltre, afferma la medesima fonte che a seguito delle sanzioni previste nei confronti dell’Iran, “l’esportazione, diretta o indiretta, [di] attrezzature che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna”, comprese “armi da fuoco, munizioni e relativi accessori”, è vietata dal Regolamento del Consiglio dell’UE n. 359/2011, approvato il 12 aprile 2011. Inoltre, “cinque esperti di sanzioni hanno dichiarato all’emittente francese che il divieto si estende ai bossoli dei fucili da caccia e ai loro componenti, indipendentemente dall’uso previsto o dalla catena di vendita”.

     

    L’ INIZIATIVA DEL CODACONS

    In relazione alla gravissima violazione dei diritti umani e delle donne che si confogurano in relazione ai fatti descritti, il Codacons ha deciso di presentare un esposto  un esposto alle Procure competenti, per le ipotesi di reato di omicidio, violenza sessuale, tortura e istigazione a commettere tortura. L’Associazione, inoltre, mette a disposizione delle donne italiane, in ragione del fatto che i reati ipotizzati ledono i loro diritti,  una nomina di persona offesa nel procedimento penale che eventualmente dovesse essere instaurato.

    La nomina di persona offesa rappresenta quindi l’atto necessario per segnalare la propria posizione agli inquirenti e garantirsi la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni subiti, in caso di rinvio a giudizio, per quanto accaduto.

    PER ADERIRE

    Per aderire all’iniziativa e scaricare, gratuitamente, la nomina di parte offesa, clicca qui.

     

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