4 Giugno 2020

LO SCANDALO DELL’ESCLUSIONE DEI PROFESSIONISTI ISCRITTI ALLE CASSE DI PREVIDENZA DAL CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO PREVISTO DAL DECRETO RILANCIO

    Il Decreto Legge “Rilancio” ha illegittimamente escluso i professionisti iscritti alle Casse di Previdenza dall’aiuto economico stanziato per fronteggiare il calo del fatturato delle imprese dovuto all’emergenza Coronavirus.

    Se sei un professionista iscritto alle Casse private di previdenza,  preaderisci al ricorso collettivo che il Codacons sta predisponendo per contestare la scelta del Governo.

    I FATTI

    Il Decreto Rilancio prevede nel suo Titolo II, dagli articoli 24 – 65, le «Misure a sostegno alle imprese e agli altri operatori economici con partita iva, compresi artigiani, lavoratori autonomi e professionisti colpiti dall’emergenza sanitaria».

    L’articolo 25, in particolare, prevede lo stanziamento di contributi a fondo perduto in favore di autonomi e imprese in crisi economica e di liquidità. La finalità perseguita dalla disposizione è dunque quella di sostenere i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica Covid-l9, ed in particolare le imprese e gli altri professionisti che ad aprile abbiano avuto un calo del fatturato di oltre un terzo rispetto allo stesso mese del 2019, demandando all’Agenzia delle Entrate la gestione della procedura per la concessione del  contributo.

    I soggetti aventi diritto alla richiesta del contributo a fondo perduto sono tutti i soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo (nonché coloro che producono reddito agrario) titolari di Partita IVA. Non assume quindi rilievo la forma giuridica (sia essa un’impresa individuali, o un società di persone e di capitali, o una società tra professionisti e società semplici per lo svolgimento di attività di lavoro autonomo) né il regime contabile adottato (contabilità ordinaria o semplificata); pertanto rientrano anche i contribuenti in regime forfettario e coloro che adottano il regime dei minimi. A loro il decreto legge garantisce un contributo calcolato come percentuale della differenza tra il fatturato di aprile 2019 e quello di aprile 2020.

    Il  Decreto Rilancio ha, però,  aggiunto una lista di soggetti  esclusi all’accesso del contributo ossia i lavoratori dipendenti ed i professionisti iscritti alle Casse di previdenza, e ciò a prescindere dalla possibilità di accedere all’indennità prevista dal D.L. 18/2020.

    Rimangono dunque esclusi, citando solo alcune categorie, avvocati, architetti passando dentisti, psicologi e geometri.

    Infatti, il comma 2 dell’art. 25 del Decreto Legge contiene le categorie di soggetti che non possono in ogni caso beneficiare del contributo. Si tratta, in particolare, dei seguenti soggetti:

    – i soggetti la cui attività risulti cessata alla data del 31 marzo 2020;

    – gli enti pubblici di cui all’articolo 74 del tuir;

    – gli intermediari finanziari e società di partecipazione di cui all’articolo 162-bis del tuir;

    – i soggetti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27 e 38 del d.l. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020;

    – i lavoratori dipendenti e i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (ossia casse professioniste) di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103.

    L’esclusione dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria dal contributo previsto per le imprese è inaccettabile già solo in ragione del fatto che, dinnanzi alla crisi sanitaria che purtroppo l’Italia ha vissuto e sta ancora vivendo,  a tutti i soggetti economici, indipendentemente dalla forma giuridica adottata, deve essere assicurato lo stesso trattamento se si trovano nelle medesime condizioni.

    Inoltre, tale esclusione appare illegittima anche sul piano strettamente giuridico, per due ordini di ragioni.

    In primo luogo, essa si pone in contrasto con la giurisprudenza comunitaria, che afferma l’equiparazione tra professionisti ed imprese, statuendo che “Costituisce un’attività economica qualsiasi attività che consista nell’offrire beni o servizi su un determinato mercato, vale a dire prestazioni fornite di norma dietro remunerazione. A tale riguardo, la caratteristica essenziale della remunerazione risiede nella circostanza che essa costituisce il corrispettivo economico della prestazione di cui trattasi.”

    In secondo luogo, appare evidente il contrasto con il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione, introducendo un trattamento differenziato per soggetti economici che svolgono un’attività equivalente.


    L’INIZIATIVA CODACONS

    Considerata l’estrema gravità di quanto detto, il Codacons ha deciso di predisporre ricorso collettivo al Tar del Lazio, in favore di tutti i professionisti iscritti alle Casse di Previdenza esclusi dall’intervento di sostegno del Governo, per chiedere che sia dichiarata l’illegittimità della normativa e dei provvedimenti attuativi relativi alla concessione del contributo a fondo perduto, nella parte in cui non includono, appunto, i professionisti.

     

    AGISCI PER OTTENERE IL CONTRIBUTO


    Se anche tu sei un professionista iscritto alle Casse private di Previdenza,  puoi preaderire all’iniziativa, del tutto gratuitamente e senza impegno, cliccando qui.

    In questo modo avrai la possibilità di sottoporre  al Codacons la tua posizione, e successivamente sarai ricontattato per poter concretamente aderire all’azione.

     

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