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11 Giugno 2018

Consulta e Corte Europea sul caso del notaio che voleva lavorare troppo

PAOLO DE MARTINIS NON SI VUOLE ARRENDERE. È SOTTO ACCUSA DA PARTE DEL CONSIGLIO NOTARILE MILANESE: UNA SERIE DI AZIONI DISCIPLINARI E QUASI UN ANNO DI SOSPENSIONE Roma L’ ultimo atto, al di là della Corte costituzionale investita dall’ Antitrust, sarà ricorrere alla Corte europea contro la sentenza della Cassazione. Paolo De Martinis, napoletano di Fuorigrotta, 50 anni, notaio a Milano da vent’ anni, con studi a Settimo Milanese e nel centro del capoluogo lombardo, non si vuole arrendere. È sotto accusa da parte del Consiglio notarile meneghino per ‘eccesso di lavoro’. Dal 2011, infatti, ha ricevuto dal Consiglio una serie di azioni disciplinari e quasi un anno di sospensione. «Sono stato fermo prima tre mesi e poi sette. Con sette capi d’ imputazione, sembrava il maxi processo», racconta il notaio low cost, accusato di aver lavorato troppo. Il Cnm ha calcolato, infatti, che ci vogliono due minuti per leggere ogni singolo foglio di un atto notarile e che quindi un notaio non può fare più di quindici pratiche in un giorno. De Martinis ne faceva venti. Da qui le sanzioni, i reclami alla Corte d’ Appello, i ricorsi in Cassazione che, con la decisione ai primi di maggio a sfavore di De Martinis, ha rilevato una ‘violazione del principio della personalità’. «Non possiamo accettarla – ribatte il notaio, secondo cui nella sua professione non può esistere un limite massimo – , la sentenza tecnicamente non è corretta. La Cassazione ha ignorato tutte le risultanze prodotte. Per l’ effettiva lettura degli atti, noi abbiamo provato a dire che si poteva desumere dalle testimonianze, otto sillabe al secondo per una persona di media cultura sono più che possibili». La Suprema corte invece gli ha dato torto. «Sono uno stakanovista. Dalla liberalizzazione, nel 2006, mi alzo la mattina alle sei – argomenta De Martinis – , comincio alle 8,30 e finisco anche alle nove di sera. Gli atti sono fatti bene, mai ricevuto rilievi in sede ispettiva, lo riconoscono anche loro, ma ne danno il merito alla mia struttura. E se faccio uno sconto è per andare incontro ai clienti in tempi di crisi, quello notarile è un servizio che deve essere soddisfacente per le persone». Ma non è finita. Già nel 2008 l’ Antitrust, Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha contestato il nuovo codice deontologico del Cnm che fissava al tetto di 400 mila euro l’ anno gli introiti repertoriali dei notai, ritenendolo un limite al “confronto concorrenziale tra gli stessi e alla concorrenza di prezzo”. Qualche giorno fa un’ ordinanza dell’ Agcm ha confermato l’ uso sproporzionato e distorto del potere disciplinare da parte del Cnm per finalità perequative. L’ Autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella ha anche sollevato questioni di legittimità costituzionale su un emendamento alla legge di Stabilità che prevede l’ esclusione delle azioni disciplinari dei consigli notarili dalla sfera d’ intervento del Garante. Misura contro la quale l’ Agcm si era già appellata alla Consulta, in quanto non solo impedisce ai notai di ricorrere all’ Antitrust, ma rischia di provocare per il nostro Paese l’ apertura dell’ ennesima procedura di infrazione da parte di Bruxelles. Diversa la versione di Arrigo Roveda, fino a marzo scorso presidente del Cnm e firmatario di tutti gli atti contro De Martinis, secondo cui «la legge non ammette che il notaio, pagato per il suo lavoro qualificato, lo faccia poi svolgere da altri. Quando questo è accaduto, ed è stato provato, i giudici hanno applicato le giuste sanzioni ». Il Codacons, associazione dei consumatori, ha presentato un esposto in Procura contro il Cnm, accusandolo di aver applicato «una sorta di cartello per eliminare tutti gli spazi di confronto tra i notai». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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