20 Dicembre 2005

Clienti truffati, 14 bancari a giudizio



Piccoli Fiorani di provincia. Effettuavano ordini di vendita e acquisto titoli per milioni di euro dai dossier dei loro clienti spesso senza neanche apporvi una firma falsa. Operazioni di Borsa a centinaia, spalmate su tutte le filiali di zona, per guadagnarsi con il volume d`affari raggiunto premi di rendimento, premi aziendali e incentivi vari. A tradirli è stato un ammanco di quasi quattro miliardi di lire del quale i clienti gabbati si sono inevitabilmente accorti. La denuncia sporta in Procura dai titolari di una concessionaria di automobili ha dato l`avvio all`inchiesta condotta dal sostituto procuratore Geri Ferrara, che ieri ha disposto il rinvio a giudizio, per direttissima, di quattordici tra impiegati, funzionari, consulenti e preposti di agenzie del Banco di Sicilia. Che, dal 3 marzo prossimo, davanti al giudice monocratico della sezione distaccata del tribunale di Partinico saranno chiamati a rispondere di tutta una serie di reati che vanno dalla truffa alla violazione delle leggi antiriciclaggio, dalla gestione infedele al conflitto d`interessi fino alla violazione delle norme sulla privacy. Al centro della truffa l`agenzia del Banco di Sicilia di Partinico, della quale gli imprenditori erano clienti, ma le operazioni truffaldine sarebbero state in qualche modo “passate“ anche alle filiali di Altofonte e San Cipirello e naturalmente alla sede di Palermo. Per tre anni, dal 1998 al 2001, i funzionari del Banco avrebbero giocato in Borsa prelevando dal dossier titoli degli imprenditori cifre a nove zeri a loro totale insaputa e non registrando ben 602 operazioni come invece prevede la normativa antiriciclaggio. Dei piccoli Fiorani ante litteram, insomma, i 14 dipendenti infedeli del Bds che facevano comparire come effettuati alle sportello ordini di vendita e acquisto di titoli che alcune volte passavano con fogli con firme palesemente false e altre volte addirittura senza alcuna firma. Per tre anni sarebbero stati movimentati più di 60 miliardi di lire che sono costati ai titolari dei conti spese e commissioni in favore del Banco per decine di milioni ma soprattutto una perdita secca di 3 miliardi e 900 milioni di lire. Accortisi dell`ammanco, i titolari della concessionaria hanno anche tentato una bonaria composizione del contenzioso ma, davanti al rifiuto del Banco di riconoscere la loro estraneità alle operazioni che avevano portato alla perdita, hanno sporto denuncia in Procura. E così per i 14 funzionari è scattata prima l`indagine e ora il rinvio a giudizio. Ecco i loro nomi: Francesco Giacone, di Montelepre, Luigi Giudice, della direzione provinciale del Bds di via Roma, Maria Taormina, di Terrasini, Marino Correnti, dell`agenzia 48 del Bds di via Paternò, Ottavio Antonio Sirchia, di Palermo, Gianfranco Mangano, della filiale di via Ruggero Settimo, Francesco Bianco, di Alcamo, Marcello Troisi, di Palermo, Vincenzo Alfonso Evola, di Palermo, Ignazio Coniglio, di Palermo, Carlo Magno, Pietro Magro, Emanuele Patti, di Terrasini e Antonino Noto, di Borgetto. Nei loro confronti, dopo l`ispezione interna disposta dai vertici dell`istituto di credito nel 2002, non è stato alcun preso alcun provvedimento di sospensione. Sono stati solo trasferiti, ma continuano a svolgere il loro ruolo in altre sedi. Da Partinico a Naro per un`altra truffa bancaria da manuale. Quella effettuata dalla ex vicedirettrice dell`agenzia del Monte dei Paschi di Siena, Nicoletta Piraino, autodenunciatasi per aver giocato in Borsa circa otto milioni di euro prelevati dai conti di una settantina di ignari clienti. Che però, alla vigilia dell`autodenuncia, ha voluto tutelare fino in fondo contabilizzando realmente tutte le operazioni effettuate sui libretti dei risparmiatori. Che dunque hanno tutte le carte in regola per chiedere alla banca la restituzione dei loro averi. Proprio per questo ieri una diffida di pagamento è stata inviata alla direzione generale del Monte dei Paschi di Siena dalle vittime della truffa. Oggi i risparmiatori di Naro sono in possesso di ricevute intestate al Mps, firmate in calce dal direttore generale dell`istituto di credito e vantano crediti che vanno dai 10 mila ai 600 mila euro. Alcuni risparmiatori si sono rivolti al Codacons che attraverso il suo rappresentante ad Agrigento, l`avvocato Pier Luigi Cappello, sta cercando di recuperare il denaro in via amichevole prima di ricorrere alle denunce. Mps, infatti, ha bloccato tutti i conti dell`agenzia di Naro per procedere a verifiche.

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