5 Aprile 2019

«Arrivò la diffida, non sapevo nulla»

dopo la mail del legale di ciditech iniziarono le verifiche: «ci furono lettere anonime, poi il codacons chiese anche la mia destituzione»
Software, richieste di denaro e una gara per la manutenzione centralizzata del programma utilizzato da un centinaio di strutture sanitarie in tutta Italia: il processo al direttore del Ser.T, a tre suoi colleghi e ai soci della ditta che si aggiudicò la gara che la Procura assume «pilotata» è proseguito davanti al collegio Sperandio con l’ audizione dell’ allora dg dell’ Ulss 20 Giusy Bonavina. Ed è stata lei a spiegare che nel marzo 2014 ricevette la lettera di diffida dell’ avvocato Carcereri e quella data coincise con l’ inizio di un periodo contrassegnato da attacchi personali e professionali. Caratterizzato da decisioni complesse e difficili ma che, come ha ribadito più volte, il suo ruolo le imponeva. «Venni attaccata personalmente, lettere anonime mi accusavano di aver chiesto favori per i miei familiari. In quel periodo non mi fidavo di nessuno, venni a sapere dai giornali che la Regione avrebbe disposto un’ ispezione e 11 giorni dopo questo avvenne».Maria Giuseppina Bonavina ieri sulla sedia dei testimoni è rimasta per circa due ore. E la sua deposizione è iniziata proprio dalla lettera con la quale veniva avvisata della gara centralizzata per la manutenzione del software Mfp. «Una gara che non reputammo regolare perchè non ne era stata data comunicazione alla direzione generale». Poi seppe della missiva con la quale alla Ciditech, la società che aveva messo a punto il software di proprietà dell’ Ulss e utilizzato dal Ser.T., il dottor Giovanni Serpelloni e altri cinque medici avevano chiesto il pagamento di 100mila euro per presunti diritti intellettuali. Che sarebbero stati devoluti all’ Ulss stessa.«Il 21 marzo 2014 il dottor Serpelloni mi chiese un incontro e gli dissi che non condividevo la richiesta di denaro a un fornitore e il fatto di donare all’ Ulss 100mila euro mi lasciava ancor più perplessa. Una volta uscito mi inviò una mail nella quale mi disse che se questo era il percorso avrebbero cancellato la Ulss e inserito la Caritas. E che aveva colto contrarietà sul merito della richiesta. Onestamente non capivo quella lettera e comunque erano in corso le verifiche».Un fiume in piena: «Mi stupivo che un uomo della sua intelligenza potesse aver scritto quelle cose», ha risposto al pm Paolo Sachar. E ha spiegato che le verifiche terminarono il 10 aprile, che trasmise le lettere dell’ avvocato Carcereri (la diffida per la gara e la richiesta fatta a Ciditech di 100mila euro) all’ ufficio legale chiedendo se vi fossero margini per procedimenti disciplinari. Quelli a carico dei firmatari tra cui Serpelloni, Oliviero Bosco, Maurizio Gomma, Claudia Rimondo (i primi tre accusati di concussione tentata e consumata). «Non concessi interviste a nessuno ed era giusto che a lavorare fosse la Procura, mantenni il basso profilo, solo che la stampa si occupò di me anche dopo la fine del mio secondo mandato. Il Codacons chiese il mio pensionamento», ha risposto al patrono di parte civile Amedeo Bufi. E nel giugno del 2014 seppe che i diritti della piattaforma Mfp erano stati ceduti all’ associazione a tutela dei consumatori. Quel software era dell’ Ulss. «Da settembre iniziò la campagna diffamatoria nei miei confronti».Ha spiegato che dopo la lettera del legale di Ciditech fece fare verifiche sul fornitore, ha accennato al convegno organizzato per presentare la versione 6.0 (che non esiste) e alla richiesta di rimborsi di chi vi prese parte (ma che in quei giorni risultava in ferie). Ha ricordato che la Studio C (che si era aggiudicata la gara) non era in grado di effettuare la manutenzione e che il contratto venne risolto. Il tentativo delle difese di introdurre materiale che riguarda un’ altra indagine (quella sui finanziamenti alla Eihp per progetti sulla dipendenza) è stato bloccato dal presidente Sperandio e dopo l’ ex dg a deporre sono stati i sottufficiali della Finanza che sequestrarono migliaia e migliaia di email, quelle predisposte dalla Rimondo, mandate a Serpelloni per l’ approvazione e modifiche e poi inoltrate a Bosco e Gomma. Si scrivevano tutto. E tutto finì nel fascicolo del pm.
fabiana marcolini

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