11 agosto 2017

Uova contaminate, occhio al guscio: ecco come scoprire quelle a rischio

 

257 a testa, 36,5 milioni consumate in totale ogni anno fra fresche o contenute in dolci e cibi preparati. Le uova, protagoniste delle tavole italiane, sono oggi nell’occhio del ciclone in tutta Europa per l’allarme contaminazione da Fipronil, un insetticida ad ampio spettro. A far esplodere il caso, l’esportazione di migliaia di uova tossiche da Olanda e Belgio, ora impegnate in un reciproco scambio di accuse. Coinvolti nell’esportazione ben 15 Paesi, tra cui l’Italia. Ma quanto è reale il pericolo? In generale, nel Belpaese i controlli sono serratissimi grazie al lavoro dei Nuclei Antifrodi dei Carabinieri: basti pensare ad esempio che solo nel 2017 hanno sequestrato 2,5 milioni di uova non sicure, cioè prive di tracciabilità o con un’origine italiana falsa. Ma volendo aggiungere qualche cautela in più, è bene imparare a leggere la “carta d’identità” delle uova di tipo A (quelle fresche) obbligatoria ai sensi del Regolamento CE 2295 del 2003 e non a discrezione del produttore. Si tratta del codice che ogni singolo uovo riporta stampato sul guscio: attraverso di esso è possibile sia raccogliere tutte le informazioni necessarie sul prodotto e sia, soprattutto, rintracciarne la provenienza. A spiegare nel dettaglio significato e lettura di ogni carattere è il Codacons Piemonte.

“Le prime cifre indicate nell’etichettatura del guscio – spiegano -, risultano le più importanti e facilmente comprensibili al consumatore. Esse indicano il tipo di allevamento da cui provengono le uova e il Paese di origine. Le cifre successive indicano la provincia e il comune di allevamento e l’allevamento specifico da cui proviene”.