8 agosto 2017

«Incendi appiccati per 10 euro» Arrestato caposquadra dei vigili

 

Loredana Del Ninno RAGUSA APPICCAVANO incendi per percepire compensi, ricevendo 10 euro per ogni ora di attività. E come per magia, quando entravano in servizio, i piromani sembravano moltiplicarsi. A insospettire i superiori è stato proprio il record di operazioni compiute da una squadra di volontari dei vigili del fuoco di Ragusa. Decine di interventi portati a termine da 15 pompieri ausiliari, in servizio nel distaccamento di Santa Croce Camerina, finiti sotto inchiesta per truffa. Per 14 è scattata la denuncia. Il caposquadra, invece, è stato posto agli arresti ai domiciliari. Dalle indagini è emerso che il capo del gruppo, Davide De Vita, durante il turno come volontario si assentava, con la complicità dei colleghi, per andare con il suo furgoncino ad appiccare incendi per poi uscire con l’ autobotte a spegnere le fiamme e percepire così le indennità. «TANTO lo sanno che il fuoco lo provochiamo noi», ha detto a un certo punto uno degli indagati intercettato, aggiungendo l’ ultimo tassello al quadro che gli inquirenti stavano ricostruendo. I fatti risalgono al 2013. Per oltre due anni i 15 ausiliari avrebbero pianificato incendi veri e segnalato roghi falsi. A Santa Croce Camerina (Ragusa) prestavano servizio, suddivisi in 4 turni, decine di volontari tra cui i 15 indagati. Per legge le indennità spettano solo in caso di interventi; nessun rimborso a chi resta in caserma. La squadra formata dai 15 indagati effettuava 120 interventi contro i 40 degli altri turni. Agivano simulando interventi mediante segnalazioni inesistenti alla centrale operativa del 115, chiedendo «aiuto» a parenti ed amici, ottenendo segnalazioni di fatti del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste e appiccando incendi a cassonetti e terreni. Incastrati dalle prove raccolte, hanno ammesso le loro responsabilità durante gli interrogatori, delineando, in modo ancora più chiaro, quanto emerso dalle indagini della Squadra Mobile. La Procura aveva chiesto per tutti l’ arresto, ma il gip, ritenendo che fosse trascorso troppo tempo dai fatti, ha disposto i domiciliari, e non il carcere, per il solo capo squadra che, secondo le indagini, «avrebbe continuato a reiterare il reato». Addirittura, sostiene la polizia di Stato «in una occasione, De Vita ha asserito di voler ‘fare scoppiare una bomba pur di prendere le indennità spettanti». Gli indagati sono stati allontanati dal distaccamento. «Ci costituiremo parte civile e chiederemo i danni», ha fatto sapere il Codacons.
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